Convegno ANPRI -
lunedi 24 novembre 2008
UN FUTURO PER LA RICERCA PUBBLICA ITALIANA:
AUTONOMIA, VALUTAZIONE, RISORSE
Dario Coletti (Universit di Roma): ÒRIPARTIRE O
RESTARE: UNA SCELTA DIFFICILEÓ
La mia una testimonianza. Come scienziato che fa ricerca in Italia a e allĠestero ho lĠopportunit di evidenziare alcuni dati relativi alla mia attivit nei due contesti. Questo processo di razionalizzazione spero possa essere utile a me per decisioni strategiche da prendere nel prossimo futuro e ad altri come elemento di discussione. Faccio riferimento alla mia esperienza personale. Nelle comunicazioni scientifiche quello che segue sarebbe un case report piuttosto che uno studio epidemiologico.
Sono un uomo di 37 anni, di cittadinanza italiana, sposato con una figlia. Alla laurea in Scienze Biologiche con il massimo dei voti allĠUniversit di Roma (1995) seguito un corso di dottorato in Scienze Morfogenetiche e Citologiche nella stessa universit (2000). Durante i 4 anni del dottorato sono stato visiting scholar a Stanford University, California, per arricchire la mia formazione. La mia esperienza di post-dottorato si svolta al Mount Sinai Hospital di New York (dal 2000 al 2003). Rientrato in Italia nel 2004 con il programma Rientro dei Cervelli ho svolto attivit di Professore a contratto. Nel 2007 sono stato ricercatore invitato presso lĠUniversit Paris VI – PMC. Dal 2005 ho una posizione come Tecnico Laureato allĠUniversit Sapienza di Roma. Sono responsabile dei laboratori di Microscopia elettronica e Calcium imaging, insegno, faccio parte dellĠeditorial board di Basic and Applied Myology, sono membro di societ scientifiche e autore di articoli su riviste scientifiche internazionali (nonch di comunicazioni a congressi internazionali e nazionali). Insomma faccio ricerca in un contesto internazionale.
Quando ho svolto le migliori ricerche della mia carriera? Per rispondere a questa domanda ho valutato la mia produzione scientifica mediante lĠimpact factor (IF), un fattore di valutazione empirico calcolato dall'Institute for Scientific Information. LĠIF fa riferimento soprattutto alla frequenza con cui gli articoli di una rivista vengono citati da altri (e hanno quindi avuto un ÒimpattoÓ sulla comunit scientifica). In tale senso lĠIF viene spesso usato come parametro qualitativo della produzione scientifica di un individuo, basandosi sullĠassunto che gli articoli pubblicati su riviste ad alto IF sono anche essi importanti.
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In figura
riportata la cinetica di due variabili della mia vita professionale: i mesi
/anno trascorsi allĠestero e lĠIF totale /anno delle riviste su cui ho
pubblicato in un ogni anno. Nel leggere le due curve va considerato come
normale uno spostamento verso destra, ovvero temporale, della curva IF dal
momento che prima si fanno esperimenti e poi si pubblicano i relativi
risultati. A me il grafico suggerisce alcuni fenomeni: 1) la generale
tendenza allĠaumento del mio IF, forse con il tempo aumenta la mia esperienza
e riesco a migliorare la mia produttivit; 2) cĠeĠ una correlazione tra
soggiorno allĠestero e IF; 3) mi stato possibile pubblicare abbastanza
bene, anche se con meno regolarit, lavorando in Italia in collaborazione con
gruppi esteri; 4) un soggiorno allĠestero, anche breve, ha rilanciato il mio
IF verso lĠalto. Conclusioni: allĠestero sono stato pi produttivo. Per quale ragione? |
Il sistema della ricerca americano ha due principali caratteristiche: attraente ed produttivo. Gli usa sono un paese attraente dal punto di vista professionale grazie allĠinvestimento iniziale - voglio sottolineare che il pi grande ente finanziatore della ricerca negli States lĠNIH, che eroga fondi pubblici. LĠinvestimento per la ricerca non appare eccessivo, essendo circa il 3% del pil. Tuttavia la cifra significativa dal momento che il pil degli usa ragguardevole. Tale investimento sufficiente a rendere gli usa un paese leader nella ricerca. Per i giovani che aspirano a diventare ricercatori dĠobbligo un significativo soggiorno in un paese leader della ricerca, in una sorta di grand tour scientifico degli anni 2000. Giovani dottori di ricerca di tutto il mondo ambiscono a passare un periodo di lavoro negli usa e per i laboratori americani possibile selezionare i canditati. Il risultato che lĠinvestimento iniziale attrae la crema dei ricercatori mondiali, nel periodo di loro massima produttivit ed energia vitale, ovvero tra il completamento degli studi superiori e lĠinizio della loro carriera indipendente. La maggior parte di questi giovani ricercatori molto determinata a sfruttare al meglio il soggiorno negli usa, il che significa produrre il massimo (di risultati scientifici) nel pi breve tempo possibile. Al termine di questo processo si otterr una massa di articoli scientifici, brevetti e altri prodotti, e la futura classe dirigente scientifica che universit a ditte americane saccheggeranno. Quindi la popolazione pi dinamica dei ricercatori internazionali viene ÒadescataÓ dal sistema americano. LĠaltra parte torna nel proprio paese dĠorigine sul cui stato sociale (pensioni, sanit) peser nel corso degli anni, senza aver molto inciso, da giovani, sui costi sociali degli usa.
LĠItalia, con circa lĠ1% di pil investito la Cenerentola della ricerca ed caratterizzata da scarsa capacit di attrarre studiosi dallĠestero. Nel nostro laboratorio abbiamo avuto sempre studenti o post-doc italiani. In un solo caso siamo stati contattati da uno studente indiano, che poi ha preferito la Corea. Il nostro sistema caratterizzato da: 1) scarse risorse e quindi 2) vie creative per la risoluzione dei problemi (alla ricerca, per esempio, dellĠapproccio pi economico per fare un esperimento). Ci comporta 3) elevato sforzo personale (per esempio il sottoscritto lavora pi ore di quanto previsto per legge dal momento che impieghiamo pi tempo di quanto non si faccia negli usa per svolgere lo stesso esperimento). Una ulteriore condizione sfavorevole sono 4) gli elevati costi (lo stesso prodotto costa meno negli usa grazie alla vastit del mercato), a fronte di 5) finanziamenti ridotti e gestiti in maniera opaca. Se ne conclude che lĠhubris del finanziamento ben al di sotto di quello americano, ovvero di quello di quello auspicato dallĠue, determina un circolo vizioso che comporta una situazione di grande svantaggio professionale e commerciale nel fare ricerca in Italia. Sottolineo commerciale dal momento che le istituzioni che fanno ricerca obbediscono gi oggi in parte a logiche di impresa: lĠattivit di ricerca e docenza determina posti di lavoro diretti e indiretti; gli investimenti che facciamo, anche solo nel comprare un macchinario o un reagente, rispondono allĠesigenza di scegliere la strategia pi produttiva (per generare un articolo scientifico). Pertanto su logiche economiche che si pu ragionare gi oggi, in sintonia con la vocazione manifestata dalla nostra leadership politica. Se il primo punto lĠinvestimento seguono immediatamente gli altri due: distribuzione delle risorse, e quindi valutazione della qualit (propedeutica alla prima) e del risultato. Il nostro laboratorio dipende in massima parte da risorse reperite allĠestero, mediante calls internazionali e selezione basata sul concetto di peer review, processo nel quale un gruppo di scienziati esprime un giudizio scientifico (anonimo, ma reso noto al gruppo che viene giudicato). Mai ci stato dato di sapere perch i nostri progetti di ricerca, sia approvati sia bocciati dal ministero italiano, hanno subito una tale sorte.
In conclusione, alcuni interrogativi mi si presentano, da girare in forma generalizzata a questa platea:
- in quale istituzione ho, adesso, maggiori possibilit di svolgere efficientemente il mio lavoro di ricerca e docenza? – come incrementare la mobilit e la concorrenza tra universit ed enti di ricerca?
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in quale paese avr le migliori prospettive di programmazione
e crescita? - come rendere pi competitivo ed attraente il sistema italiano
(I, II, e III rete)?
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perch allĠestero tali reti, universit, enti di ricerca e
industrie, costituiscono un variegato e complementare mix di R&D? - possono
essere gli enti ricerca (la cui prima vocazione la ricerca) il volano per
nuovi interventi di sviluppo?
- dove avr maggiore accesso alle risorse necessarie per il mio lavoro, peraltro in linea con i bisogni strategici del paese? - come rendere efficiente la ripartizione dei fondi evitando sia la microdistribuzione generalizzata sia la creazione di club e lobbies esclusive?