ANPRI
Associazione
Nazionale Professionale per la Ricerca
UN FUTURO PER LA
RICERCA PUBBLICA ITALIANA:
AUTONOMIA,
VALUTAZIONE, RISORSE
convegno
inserito nelle attivit della
Settimana
Europea della Cultura Scientifica
Roma, 24 Novembre
2008
Intervento di apertura
di Danilo Corradini
(Presidente ANPRI e
componente del Consiglio Scientifico Generale del CNR)
Il convegno ÒUn Futuro
per la Ricerca Pubblica Italiana: Autonomia, Valutazione, RisorseÓ vuole essere
lĠoccasione per unĠapprofondita riflessione sulle prospettive future del
sistema ricerca pubblica in Italia, sullo stato di applicazione della Carta
Europea dei Ricercatori e sullĠautonomia degli Enti Pubblici di Ricerca e dei
ricercatori che in questi operano.
Fin dalla sua costituzione nel 1986, lĠANPRI ha sostenuto che lo status
del ricercatore pubblico e della parallela figura del Tecnologo, debba essere sancito, nei suoi aspetti
fondamentali (reclutamento, progressione in carriera, diritti e doveri,
mobilit) da apposita disciplina legislativa che promuova e garantisca autonomia ed
autogoverno, accessi e progressioni in carriera basati sul merito scientifico,
prerogative professionali conformi a quelle riconosciute nella comunit
scientifica internazionale. L'autonomia delle istituzioni di ricerca un
principio costituzionale (art. 33), la cui attuazione nella quasi totalit
dei casi ancora sulla carta. La generalit degli enti di ricerca
eterodiretta, con pesanti condizionamenti da parte del potere politico che ne
nomina gli organi di governo, cos che la comunit scientifica interna di
fatto esclusa dai momenti della programmazione e della gestione scientifica
dell'Ente di appartenenza. L'impermeabilit delle strutture di governo degli
enti di ricerca nei confronti del coinvolgimento dei ricercatori nei momenti
decisionali si riflette negativamente sulle attivit dei ricercatori, le quali
tendono ad essere organizzate in modo gerarchico. Una situazione di questo
tipo estremamente dannosa non solo
per la professionalit e l'autonomia scientifica dei ricercatori, ma anche per
gli stessi enti pubblici di ricerca e di conseguenza per lo sviluppo
scientifico ed economico della societ nel suo complesso.
La Carta Europea dei
Ricercatori raccomanda che Òi datori di lavoro e/o i finanziatori dei ricercatori
dovrebbero riconoscere che del tutto legittimo, nonch auspicabile, che i ricercatori siano rappresentati negli
organi consultivi, decisionali e d'informazione delle istituzioni per cui
lavorano, in modo da proteggere e
promuovere i loro interessi individuali e collettivi in quanto professionisti e
da contribuire attivamente al funzionamento dell'istituzione Ò. I Presidenti degli enti di ricerca,
riuniti a Roma il 13 dicembre 2005 nella Sala della Protomoteca in Campidoglio,
hanno sottoscritto lĠimpegno di adottare i principi e
le misure previste dalla Carta europea dei ricercatori e dal Codice di condotta
per la loro assunzione, adeguandovi le proprie norme statutarie e i conseguenti
regolamenti esecutivi. A distanza di tre anni non un singolo atto concreto stato disposto dagli
Enti in attuazione dellĠimpegno assunto. Analogamente, la legge 165/2007 con la
quale il Parlamento, a larga maggioranza, ha riconosciuto lĠautonomia
statutaria degli Enti di ricerca sancita dalla Costituzione e conferito delega
al Governo di emanare uno o pi decreti al fine di provvedere al riordino degli
enti di ricerca in coerenza con i principi della Carta Europea dei Ricercatori,
non ha prodotto alcun effetto poich sia il precedente sia lĠattuale Governo
non si sono avvalsi della delega.
Autonomia e
partecipazione dei ricercatori al governo dellĠEnte comporta una maggiore
responsabilizzazione dei ricercatori e una pi stringente valutazione dei
risultati dellĠEnte, in aggiunta alla valutazione individuale a cui i
ricercatori sono gi sottoposti per accedere ai finanziamenti, pubblicare i
risultati delle loro ricerche e progredire in carriera. Deve comunque rimanere
compito del Governo specificare la missione che ciascun Ente di ricerca
chiamato a perseguire, nellĠambito dei principali indirizzi scientifici
internazionali, degli obiettivi strategici dellĠUnione Europea e delle esigenze
primarie del Paese.
Occorre anche
favorire la mobilit dei ricercatori tra universit, enti di ricerca e imprese,
come strumento importante di confronto e di arricchimento reciproco, oltre che
per diffondere conoscenze altamente qualificate, creando cos un terreno
fertile per le iniziative di ricerca. Ma, soprattutto e in termini di
urgenza, occorre realizzare una
effettiva valorizzazione dei ricercatori. é questo uno degli aspetti dichiarati
ma in realt pi deboli della riforma degli ultimi anni, realizzata senza
coinvolgere i ricercatori e per alcuni aspetti "contro" i ricercatori
(vedi declassamento dei ricercatori degli enti pubblici dal livello
dirigenziale a quello del personale tecnico e amministrativo). La
valorizzazione deve attuarsi con il riconoscimento sopra menzionato
dell'autonomia e dell'autogoverno dei ricercatori, la fissazione delle norme fondamentali
del loro stato
giuridico, la previsione di percorsi certi di carriera basati sulla
valutazione, con i metodi propri della comunit scientifica, nonch una
rivalutazione del loro trattamento economico.
Terzo elemento
fondamentale dal quale dipende il futuro della ricerca pubblica sono le risorse
economiche e umane. In Italia i ricercatori sono pochi, sottopagati rispetto ai
loro colleghi che operano all'estero ed assillati dalla burocrazia.
LĠinvestimento in ricerca il mezzo fondamentale per produrre conoscenza, la cui
trasmissione mediante lĠistruzione e la formazione e il suo sfruttamento per
tramite dellĠinnovazione tecnologica sono cruciali nel determinare la
competitivit del sistema industriale, la crescita economica, la creazione di
posti di lavoro e la qualit della vita in genere. Purtroppo i Governi che si
sono succeduti negli ultimi anni hanno considerato la ricerca un costo da
contenere piuttosto che un investimento su cui puntare. Questa errata
impostazione stata sempre contrastata dai ricercatori che, a fronte di
provvedimenti penalizzanti la ricerca, non hanno mancato di elevare il loro
dissenso, come con il recente appello promosso dallĠANPRI e sottoscritto in
pochi giorni da 1065 ricercatori e tecnologi, il cui primo effetto stato
lĠesclusione degli enti di ricerca dallĠobbligo di riduzione della pianta
organica imposto dalla
133/2008.
Alcuni dati sul bilancio del CNR, il maggiore Ente pubblico di ricerca
italiano, evidenziano il livello di asfissia al quale sono stati condotti gli
Enti a causa della riduzione progressiva della quota di finanziamento
proveniente dallo Stato negli ultimi anni. Nel 2007, seguendo le indicazioni
ministeriali, il bilancio preventivo del CNR stato definito considerando un
contributo pari a 509,1 milioni di euro corrispondente al 95% del contributo
2006, per cui lĠentit cumulata nel triennio 2005-2007 delle riduzioni rispetto
al semplice mantenimento del pur esiguo valore 2005 stata superiore a 52
milioni di euro. Se consideriamo che le spese di natura fissa non comprimibili
inserite a bilancio nel 2007 hanno superato i 600 milioni euro, dei quali 455
milioni di euro per le spese di personale, facile considerare il livello di
sofferenza in cui versa il CNR, il quale mantiene un buon livello di produzione
scientifica per merito dei finanziamenti che riesce a reperire dallĠesterno,
dai quali praticamente esclusa la ricerca di base e a lungo termine non
immediatamente finanziabile con apporti esterni. Ci evidenzia che i tagli ai
finanziamenti provenienti dallo Stato producono lĠeffetto di diminuire la
capacit del CNR a produrre conoscenza mediante la ricerca di base, oltre a
minare lĠautonomia di chi, ai vari livelli, deve decidere sulle linee di
sviluppo da perseguire per il progresso del Paese, dovendo adattare lĠattivit
di ricerca alle esigenze dei committenti.
Perdurando tale situazione, il Paese si allontaner dal conseguimento degli
obiettivi delineati dalla conferenza di Lisbona con la conseguenza che il
sistema produttivo potr contare sempre meno sullo strumento dellĠinnovazione e
il sistema economico sar sempre pi orientato verso i settori maturi, dove la
competizione passa attraverso la compressione del costo del lavoro e degli
altri fattori produttivi.