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ANPRI
Associazione
Nazionale Professionale per la Ricerca Aderente
alla CIDA Funzione Pubblica
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06.7012656 Fax
06.7012666
Email: anpri@anpri.it http://www.anpri.it
Sul ruolo della
ricerca e dei ricercatori
Lettera aperta
ai candidati premier
nelle elezioni del 13-14 aprile 2008
Alla
vigilia di una tornata elettorale che tutte le formazioni politiche presentano
come l'occasione per dare una svolta decisiva al Paese, sia in campo
politico-civile sia in quello economico, riteniamo doveroso, come Associazione
professionale dei ricercatori e delle alte professionalit della ricerca,
rivolgerci a coloro che si candidano a guidare il cambiamento per invitarli a
una seria considerazione sul ruolo che la ricerca e i ricercatori devono
occupare in una nazione industrializzata come l'Italia.
E' fin
troppo facile liquidare questo argomento in un mare di luoghi comuni o di
dichiarazioni di principio, coprendo il vuoto non solo dei fatti, ma spesso
anche delle reali intenzioni. Purtroppo, da decenni il governo della ricerca
lasciato alla buona volont, per non dire all'improvvisazione, del Ministro di
turno, con risultati per forza di cose discontinui e contraddittori.
Soprattutto sempre mancata una visione strategica di largo respiro del ruolo
della ricerca nel Paese, sia come motore dell'innovazione e della
competitivit, sia come ambiente culturale sovranazionale in grado di stimolare
la capacit e la creativit come cuore della convivenza civile.
Ed
proprio su questultimo aspetto che vorremmo richiamare per una volta
lattenzione, per cercare di superare quella visione puramente utilitaristica
della ricerca che, oltre ad essere scontata, non ha mai prodotto nulla di
concreto e duraturo. Pochi, infatti, si rendono conto che la ricerca cosiddetta
di punta prima di tutto un ambiente culturale internazionale in cui
curiosit e creativit trovano spazio solo se sono unite al rigore
metodologico. In tale ambito, ogni risultato va sottoposto ad aperto confronto
con la comunit scientifica, i dati sperimentali (i fatti) vengono analizzati e
interpretati, mai stravolti o peggio ignorati, e il prestigio di un ricercatore
scaturisce dal riconoscimento dei risultati che ha dimostrato di saper
ottenere. Il mondo della ricerca , quindi, portatore di valori praticati, dei
quali tutta la societ pu beneficiare, basati sullanalisi oggettiva dei
risultati, sul rispetto e sulla stima reciproca, sulla sottomissione delle
proprie idee al pubblico giudizio. Anche per questo modo di operare, un Paese
civile non dovrebbe esitare a considerare la ricerca come il primo vero grande
investimento, con la coscienza che senza di esso nessuna riforma e nessun
finanziamento pu dare i risultati sperati. Purtroppo per, fino a quando gli
interventi sulla ricerca caleranno dallalto e non saranno invece basati sulla
valorizzazione di chi vi opera, i ricercatori stessi, non possiamo aspettarci
veri cambiamenti.
Per
puntare sulla ricerca bisogna partire dalle risorse esistenti, da quella
ricerca che in Italia viene gi portata avanti fra mille difficolt, non solo
con punte di eccellenza, ma anche con tanto lavoro oscuro e paziente senza il
quale non sussisterebbero nemmeno le condizioni ambientali per raggiungere le
eccellenze stesse. Tutti questi ricercatori, molti dei quali precari o con
incertissime prospettive di carriera, hanno bisogno, prima ancora dei
finanziamenti, dellautonomia necessaria a gestire i progetti di ricerca ed a
promuoverli a livello internazionale, di prendere parte alla definizione dei programmi
scientifici degli Enti nei quali operano, di vedere il proprio lavoro valutato
da esperti (come avviene in tutto il mondo col principio della peer review), di
avere uno status giuridico che sancisca la specificit dei loro diritti e
doveri in base ai principi della Carta Europea dei Ricercatori e
permetta di valorizzare il loro merito secondo i criteri internazionalmente
riconosciuti.
Naturalmente
cՏ bisogno anche di finanziamenti e di infrastrutture di ricerca, ma a patto
che siano affidati alla cura ed alla tutela di una categoria riconosciuta di
professionisti della ricerca che siano messi in condizione di utilizzarli al
meglio. Anche perch, in ogni caso, linvestimento che la ricerca richiede non
di grande entit, se confrontato con quelli necessari in tutti gli altri
settori.
Linvestimento
pubblico in ricerca pari a circa lo 0.6% del PIL, con un leggero trend
negativo negli ultimi anni, mentre i ricercatori in Italia sono meno di 4 ogni
mille occupati, circa la met rispetto a Francia e Germania e meno che in tutti
gli altri Paesi membri dell'OECD ad eccezione di Turchia e Messico (stime OECD
2006). Simili livelli di investimento testimoniano soltanto che, nei fatti, la
ricerca resta sempre lultima delle priorit, lultima motivazione per cui
battersi e per cui reperire risorse. Ma le cose stanno anche peggio di cos: la
ricerca pubblica, di fatto, considerata solo unappendice del pubblico
impiego, una voce di quella spesa pubblica di cui si reclama la riduzione. Una spesa quindi,
e non un investimento. I ricercatori, non un capitale umano da
valorizzare, ma pubblici dipendenti da contenere numericamente e da tenere incasellati
in categorie contrattuali impiegatizie.
Con
questa assurda impostazione, non sorprende che, in particolare, gli Enti
pubblici di ricerca siano ormai ridotti a puri livelli di sussistenza,
costretti a reperire altrove (Unione Europea soprattutto) i fondi per
finanziare i progetti di ricerca e per assumere (a tempo determinato) qualche
giovane promettente ricercatore. Tantomeno sorprende che i ricercatori di tali Enti soffrano di un
crescente disagio derivante dal divario tra la loro realt normativa ed
economica e quella dei loro colleghi degli altri Paesi con i quali, quotidianamente,
si confrontano.
Un
Governo che realmente creda nella ricerca, nel senso delineato qui sopra, deve
rovesciare questo stato di cose, da subito e con i fatti. Raddoppiare subito
lattuale livello di investimento non unutopia, come non unutopia evitare
di spargere finanziamenti a pioggia sui vari Enti senza criteri che rispondano
ad una seria e meditata programmazione, scaturita da un continuo confronto con
la comunit scientifica, che ne dovr condividere la validit rispetto agli
obiettivi definiti e assumere in piena autonomia la responsabilit
dell'attuazione. Gli strumenti in gran parte gi esistono, si tratta di farli
funzionare a dovere per indirizzare le risorse sui progetti ed i settori
ritenuti pi innovativi, senza mai comunque tralasciare di mantenere un buon
livello di ricerca fondamentale in tutti i campi.
Come non
, infine, utopia, valorizzare i ricercatori pubblici secondo gli autorevoli
principi della Carta Europea dei Ricercatori, alla quale le
istituzioni scientifiche hanno espresso immediata adesione formale che non ha
poi prodotto nulla di sostanziale; occorre assicurare opportunit di carriera
basate sul riconoscimento del merito, salari pi appetibili, confrontabili
almeno con quelli dei loro colleghi europei, percorsi di assunzione della gran
parte di quei giovani ricercatori che mancano allItalia.
Per
cominciare a considerare la ricerca come un irrinunciabile investimento per il
futuro, vorremmo suggerire lanalogia con la realizzazione di infrastrutture di
cui tanto si parla nel nostro Paese. La ricerca la prima infrastruttura da
costruire e mantenere per avere un Paese competitivo e moderno, capace di
realizzare altri generi di infrastruttura in minore tempo, con minor spesa ed a
maggiori standard di qualit.
E noto
che ogni nuovo chilometro di autostrada costa fra 25 e 30 milioni di euro. Un
miliardo di euro corrisponde a meno di 40 Km di autostrada, niente confrontato
con la Salerno-Reggio Calabria o con la TAV; un miliardo di euro circa il
doppio del finanziamento dello Stato al CNR, maggior Ente di ricerca nazionale!
Risparmiare
sulla ricerca non conviene, quello che si perde immensamente di pi di quello
che ci si pu illudere di risparmiare ora.
Cordialmente,
Bruno Betr
Segretario Generale
ANPRI