ANPRI

Associazione Nazionale Professionale per la Ricerca

aderente alla CIDA Funzione Pubblica

 

COMUNICATO 25 MAGGIO 2004

CHI HA PAURA DEI RICERCATORI E TECNOLOGI

IN AREA DIRIGENZIALE?

 

L'accordo quadro sulle aree dirigenziali, che ARAN e altre confederazioni sindacali (tra cui CGIL-CISL-UIL ma non la CIDA che ha contestato la mancata inclusione nell'accordo dei ricercatori e tecnologi dell'ENEA) hanno firmato la scorsa settimana, a distanza di due anni (!) dall'apertura delle trattative, non ha fatto altro che prendere atto di quello che la legge 145/02 sulla dirigenza aveva  stabilito il 9 agosto del 2002, e cioeĠ che il contratto dei  R&T deve essere discusso in una delle aree della dirigenza, in apposita separata sezione, identificandola nell'area VII che comprende Universita'  e Ricerca.

 

Malgrado la collocazione contrattuale a livello dirigenziale sia stata decisa dal Parlamento quasi due anni fa e malgrado non sia la prima volta che R&T siano nell'area dirigenziale (anche nella tornata contrattuale 1994-97 i R&T avevano avuto un  contratto di area dirigenziale, di fatto gia' in una apposita sezione) molti sembrano cascare dalle nuvole e accorgersene solo ora, gridando allo scandalo  e annunciando inevitabili rovine e  sciagure  per i lavoratori della Ricerca.

 

Perche' tutto questo allarmismo?  E,  soprattutto, perche' vengono dette tante bugie?

 

Cominciamo dalla piu' clamorosa bugia: le trattative per il rinnovo del contratto non sono ancora partite per colpa dei R&T.  Come si fa ad attribuire alla ricollocazione dei R&T in area dirigenziale, che e' stata definita  dalla legge 145, pubblicata in G.U. il 9 Agosto 2002, il ritardo del Comitato di settore nel preparare gli atti di indirizzo? Ventidue mesi non sono bastati ai Presidenti degli Enti per prepararsi? Se ne sono accorti solo ora? Come mai non e' partito il contratto dei livelli del comparto ricerca mentre l'analogo del 'parastato', dove pure la legge 145 e' intervenuta ripristinando l'area dirigenziale per i professionisti, si e' gia' chiuso il  9 ottobre 2003? Non e' invece vero che 'qualcuno' ha tentato fino a pochi giorni fa di ottenere dal Governo di stravolgere per decreto legge la legge votata dal Parlamento?  Le cause del ritardo, allora, non sono imputabili ai R&T ma a quelle forze, sindacali e politiche, che hanno messo in atto manovre 'occulte' per cambiare le carte in tavola ai danni di R&T, ed e' bene che tutti i lavoratori della Ricerca lo sappiano.

 

Seconda clamorosa bugia: il passaggio in area dirigenziale porteraĠ sicuri benefici ai R&T a scapito del personale dei livelli IV-IX.

All'accusa di pregiudicare i legittimi interessi del personale dei livelli IV-IX non rispondiamo nemmeno: e' un'accusa pretestuosa che non ha alcun fondamento (si vedano i contratti separati del 1994-97) ma serve solo a spaventare i colleghi e creare un clima di sospetto e diffidenza.

Ci piacerebbe invece poter sottoscrivere la previsione di 'benefici sicuri' per i R&T, ma sappiamo purtroppo che non sara' affatto facile raggiungere tutti i nostri obiettivi nel prossimo rinnovo contrattuale. A ben vedere, proprio nella tornata contrattuale 1994-97, quella in cui per la prima volta i R&T hanno avuto un contratto separato, gli unici ad essere penalizzati sul piano economico sono stati i R&T ai quali, con l'assenso di CGIL-CISL-UIL e la contrarieta' dell'ANPRI, e' stata rallentata la progressione economica con il passaggio dai gradini biennali ai 'gradoni' attuali, quasi a voler fare pagare loro gli indubbi progressi sul piano normativo  che quel contratto ha comportato.

 

Memore del precedente, l'ANPRI non si illude affatto che il rinnovo contrattuale per il 2002-05 di R&T sara' una passeggiata, ma allo stesso tempo sa bene che solo nell'ambito dell'area dirigenziale sara' possibile valorizzare con appropriati  istituti normativi e retributivi la professionalita' dei R&T, non piu' visti come semplici 'quadri esecutivi'.

La stessa scelta, del resto, e' stata fatta per altre elevate professionalita', come i gia' ricordati professionisti del parastato, i medici, i presidi; inoltre, proprio nell'ultimo accordo quadro sulle aree dirigenziali, CGIL-CISL-UIL hanno sottoscritto una dichiarazione con la quale sollecitano un intervento normativo per  l'ingresso in area VII (la stessa dei R&T) delle 'professionalita' sanitarie, gia' inquadrate nella categoria EP del comparto Universita', addette all'assistenza nei policlinici universitari convenzionati con il SSN'. In altre parole, e' lecito avere un contratto di area dirigenziale per tutte le elevate professionalita' tranne che per  i R&T degli Enti pubblici di ricerca! 

  

Quello che sta accadendo negli Enti di ricerca e' sotto gli occhi di tutti: si stanno creando delle 'caste' dirigenziali  (non necessariamente scelte sulla base del merito scientifico) che pongono di fatto i R&T in posizione subordinata ed esecutiva di scelte fatte da altri, 'in alto'. L'ANPRI si oppone a questo modello perche' crede che gli attori principali dell'attivita' di ricerca non possano che essere i ricercatori e si batte da anni per rivendicarne la centralita', l'autonomia e l'indipendenza. Il vero obiettivo della nostra Associazione professionale e', come tutti sanno, una legge di stato giuridico che definisca con chiarezza il profilo professionale di chi 'fa ricerca', i suoi doveri verso la collettivita' ma anche il suo diritto a svolgere l'attivita' di ricerca con autonoma responsabilita'.

 

Purtroppo, in questa battaglia di grande importanza strategica l'ANPRI e' sempre stata sola.  Ogni volta che un qualche elemento di stato giuridico veniva discusso in sede di governo o  in una qualche sede parlamentare, si e' puntualmente verificato un intervento 'occulto' che lo faceva sparire nel nulla.  Si  tratta delle stesse 'forze' che oggi premono sull'ARAN per evitare che i ricercatori e tecnologi dell'ENEA abbiano un contratto nellĠarea della dirigenza insieme con i ricercatori e tecnologi degli altri Enti di ricerca (nonostante il D.Lgs. 257/2003 sul riordino dell'ENEA abbia disapplicato l'art. 70 del D.Lgs. 165/2001 che ha fino alla scorsa tornata contrattuale consentito che l'ENEA fosse 'diverso' dagli altri Enti di ricerca).  In altre parole, c'e' chi preferisce negare l'unitarieta' dello status professionale dei ricercatori (come se quelli dell'ENEA fossero 'diversi' dai R&T  di tutti gli altri EPR!) pur di mantenere posizioni di 'rendita sindacale'.

 

L'ANPRI non intende rinunciare ai propri obiettivi, confortata dal fatto che anche per altre categorie professionali, quali gli insegnanti, si discute ora di definizione per legge del relativo 'status'; tuttavia, non intende nemmeno limitarsi ad aspettare di raggiungere un giorno la 'terra promessa' e per questo motivo ha scelto di difendere e tutelare i diritti e gli interessi  delle elevate professionalita' della ricerca in tutte le sedi, comprese quelle contrattuali.

In questa direzione abbiamo operato e continueremo ad operare con tutta la determinazione necessaria, sempre piu' convinti che l'impegno diretto delle alte professionalita' della ricerca sia un contributo prezioso, in definitiva, al progresso scientifico del nostro Paese.

 

 

Il Segretario Generale ANPRI-CIDA

Bruno Betro'