Comunicato del 14 dicembre 2016. Un Atto di indirizzo per soddisfare i bisogni dei “Signori” del CNR. Li vogliamo fermare? 2


 

Il 13 dicembre scorso, con il voto contrario del rappresentante del personale nel Consiglio di Amministrazione del CNR, Vito Mocella, il CdA ha approvato un “Atto di indirizzo sugli interventi di razionalizzazione amministrativa” che l’Ente intende adottare “a breve termine”. Lo scopo dichiarato in premessa è quello “di consentire adeguati interventi a sostegno della primaria missione scientifica dell’Ente, oggi potenzialmente rafforzata dal rinnovo pressoché totale degli organismi statutari” e, a tal fine, “viene ribadita la necessità che vengano promosse coerenti azioni di razionalizzazione e di contenimento della spesa, tali da ridurre gli oneri relativi alla gestione ordinaria”.

Al di là degli aspetti formali di un Consiglio di Amministrazione che decide di discutere ed approvare un Atto di indirizzo a se stesso indirizzato, ciò che maggiormente colpisce è l’abissale incongruenza tra gli intendimenti e gli scopi indicati in premessa (che in larghissima parte condividiamo) e i contenuti stessi dell’Atto di indirizzo, alcuni dei quali sembrano soddisfare unicamente i bisogni di potere dei nuovi “Signori” del CNR.

In particolare, troviamo profondamente sbagliato procedere, “a breve termine”, con la “rimodulazione della rete scientifica, a seguito di strategia scientifica elaborata dagli organi competenti”, dato che l’attuale Consiglio scientifico dell’Ente, che ai sensi dell’art. 8 del vigente Statuto esprime parere “sulle proposte di costituzione, trasformazione e soppressione di dipartimenti e istituti”, benché formalmente nel pieno dei suoi poteri, non contiene alcuna rappresentanza elettiva dei Ricercatori e Tecnologi (R&T) dell’Ente, cosa che il recente decreto legislativo 218/2016 impone. Voler rimodulare “a breve termine” la rete scientifica significa voler aggirare furbescamente il decreto 218/2016, evitando di coinvolgere i rappresentati dei Ricercatori e Tecnologi in tale processo di fondamentale importanza per il futuro dell’Ente.

Forse ancor più sbagliato e pericoloso è quanto previsto con la “rideterminazione dei rapporti tra Amministrazione Generale, Dipartimenti e Istituti” che, anziché definire criteri di partecipazione della rete e della dirigenza scientifica dell’Ente (leggansi R&T e Direttori di Dipartimento e Istituto) alle scelte strategiche dell’Amministrazione centrale, cosa che da sempre l’ANPRI chiede in beata solitudine, nasconde maldestramente un prelievo centralizzato e una interferenza nella gestione da parte degli Istituti dei finanziamenti esterni, laddove prospetta una “eventuale compartecipazione ai costi generali e alla gestione dei finanziamenti provenienti da progetti di ricerca”.  Un prelievo centralizzato sui finanziamenti esterni (che si aggiungerebbe a quello già effettuato all’interno dei singoli Istituti) e una “compartecipazione” alla gestione di tali finanziamenti causerebbero una grave perdita di capacità di fare ricerca, di aggiornamento di attrezzature e laboratori, di partecipazione a congressi e corsi di formazione, oltre a ridurre ulteriormente l’interesse a partecipare a bandi competitivi e ottenere finanziamenti esterni, da un lato, e ad interferire con i compiti dei Direttori di Istituto, dall’altro.

Allarmante è anche il fatto che l’Atto di indirizzo menzioni esplicitamente, in applicazione del decreto legislativo 218/2016, una “revisione statutaria e dei principali regolamenti di funzionamento […] che contempli criteri di semplificazione della governance dell’amministrazione”, come a ignorare il fatto che l’Ente dovrà modificare Statuto e Regolamento di Organizzazione e Funzionamento anche al fine di prevedere la rappresentanza elettiva di R&T sia nel CdA che nei Consigli scientifici di Ente e di Dipartimento, per assicurare la quale è necessario che l’elettorato attivo e passivo coincida esclusivamente con i R&T dell’Ente.

Infine, ci è sembra alquanto anomalo che l’Autore del file .pdf contenente l’Atto di indirizzo sottoposto al CdA non faccia parte della segreteria del Presidente Inguscio, o della segretaria del CdA, ma che sia Massimo Midiri il quale, oltre ad essere professore ordinario e Direttore del Dipartimento di Scienze Radiologiche dell’Università di Palermo, è anche il Responsabile del Reparto Diagnostica per immagini (radiologia) della Fondazione “Istituto G. Giglio di Cefalù” il cui Comitato Tecnico Scientifico è presieduto dal Roberto Lagalla, consigliere di amministrazione del CNR! Della Fondazione “Istituto G. Giglio” fa parte il “Laboratorio di Tecnologie Oncologiche HSRGiglio” (LATO), società consortile a responsabilità limitata il cui socio di maggioranza è il CNR e che, nel solo 2015, ha accumulato debiti per oltre 1,2 milioni di euro.

In conclusione, siamo in presenza di un Atto di indirizzo che, anziché prevedere “interventi a sostegno della primaria missione scientifica dell’Ente”, sembra voler soddisfare i bisogni e gli interessi degli attuali “Signori” del CNR, che potranno così sopprimere Istituti ritenuti scomodi, depotenziare attività di ricerca competitive con i propri interessi scientifici e disporre di un bel gruzzoletto di milioni da spendere e spandere a proprio piacimento.

Li vogliamo fermare?

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Gianpaolo Pulcini

Segretario Nazionale, Responsabile CNR

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Di seguito pubblichiamo la richiesta di precisazione cortesemente inviataci dal prof. Massimo Midiri, che ringraziamo sia per aver chiarito l’anomalia da noi segnalata in merito all’ “Autore” del file pdf contenente l’Atto di indirizzo oggetto del Comunicato, sia per consentirci di attribuire (a meno di ulteriori precisazioni) al Consigliere di Amministrazione del CNR, Roberto Lagalla, la paternità del documento sul quale il giudizio dell’ANPRI rimane profondamente critico.

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In relazione all’articolo pubblicato su ANPRI “Comunicato del 14 dicembre 2016. Un atto di indirizzo per soddisfare i bisogni dei signori del CNR. Li Vogliamo fermare”, si rileva che nella parte finale del testo viene citato il mio nome come autore del file pdf contenente l’atto di indirizzo sottoposto al C.d.A. del CNR.
Tale interpretazione errata nasce dal fatto che il computer in cui è stato creato il file era in precedenza (oltre due anni fa) in uso al sottoscritto. Ed è stato successivamente trasferito alla segreteria del Consigliere di Amministrazione del CNR Prof. Roberto Lagalla che lavora nello stesso Dipartimento come Professore Ordinario di Radiologia.
Per mero errore materiale alcune configurazioni dei più comuni programmi software non sono stati aggiornati, rimanendo di proprietà del vecchio utente del computer.
Come conseguenza di ciò i file prodotti dal computer in oggetto riportano erroneamente il sottoscritto come proprietario, non come autore come millantato nell’articolo.
Di quanto sopra si invita la redazione dell’ANPRI a dare comunicazione dell’erronea interpretazione fatta e ad ogni buon conto si diffida l’Associazione a utilizzare il mio nome in contesti non veritieri e fuorvianti.
In attesa di cortese cenno di riscontro l’occasione è gradita per inviare distinti saluti.
 
Prof. Massimo Midiri
Università degli Studi di Palermo

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2 commenti su “Comunicato del 14 dicembre 2016. Un Atto di indirizzo per soddisfare i bisogni dei “Signori” del CNR. Li vogliamo fermare?

  • leopoldo Iannuzzi

    Condivido pienamnte quanto riportato dall’ANPRI, Sulla soppressione e/o accorpamenti di istituti ci sarebbe molto da dire. Il problema di fondo e’ che non si tiene minimamente conto di tutto quello che c’e’ dietro un istituto di ricerca: storia, cultura, ricercatori e personale che negli anni hanno formato la vera ossatura del CNR portandolo ai livelli attuali. Inviterei i membri del CDA, in particolare il Presidente, a visitare e conoscere piu’ a fondo le strutture di ricerca e parlare con il personale e non fare piovere dall’alto decisioni affrettate che porteranno solo danni al nostro prestigioso Ente. Sul prelievo di fondi esterni starei molto attento se fossi del CDA, Capisco che bisogna aiutare il nostro Ente per cercare di riparare al buco di bilancio, ma cio’ andrebbe fatto con molta cautela e sempre con il consenso dei ricercatori che hanno avuto i finanziamenti. I ricecatori, come e’ noto, già devono procurarsi i fondi per fare ricerca (e questo già e’ una forte anomalia del sistema in quànto se uno Stato assume un ricercatore dovrebbe anche metterlo in condizione di lavorare con tranquillità e non spendere mesi per procurarsi i fondi da progetti esterni), ma se poi devono vederseli anche decurtati dal proprio Ente, che magari deve sostenere entità inutili, come riportato nel comunicato dellANPRI, allora si va verso una pericolosa deriva. Sugerirei molta pudenza nel prendere tali decisioni.

  • Andrea D'Andrea

    E’ triste osservare che dopo molti anni dall’ultima riforma datata Lucio Bianco presidente del CNR e nonostante la buona volontà dei suoi ricercatori, continuino i mal di pancia di questo Ente dovuti principalmente alle mode politiche del momento ed all’impatto negativo che provoca nella vita dell’Ente le difficoltà delle oltre settanta università pubbliche italiane.Ovviamente Il CNR, come Ente dedicato alla ricerca di base, dovrebbe fare dell’ indipendenza dalle interferenze politiche e della parità di condizioni nella competizione/collaborazione con le università le sue due principali bandiere. Recentemente vediamo che non si sono fatti passi importanti in queste due direzioni, ma anzi si rischia un generale riflusso nel vecchio compito di mero supporto ai guai universitari ai vari livelli, di cui la recente delibera e la sua originale applicazione sono un esempio evidente!
    Inoltre, anche se recentemente, grazie alla proposta della senatrice Elena Cattaneo, è stato possibile riproporre l’Agenzia Nazionale della Ricerca all’interno della quale si dovrebbe poter in gran parte riequilibrare il rapporto CNR-Università, non mi risulta alcuna proposta che vada nel senso di dare al CNR pieno riconoscimento nelle tesi di laurea, diritto che se negato, seconda la mia personale esperienza, vanifica in prospettiva ogni possibile riequilibrio fra enti pubblici di ricerca.