Comunicato 9 giugno 2017. Priorità CNR: ristrutturazione rete o partecipazione R&T?


Avevamo già parlato sul finire dell’anno scorso (Comunicato del 1° agosto 2016) della nuova stagione di caccia che si era aperta al CNR, con gli Istituti piccoli o grandi e le loro sedi secondarie nel ruolo di tordi e beccacce, e in questi mesi, stiamo assistendo alla chiusura e alla derubricazione a sede di lavoro di diverse piccole sedi secondarie. Ciascun Direttore di Dipartimento sta procedendo, più o meno lentamente, in tal senso.

Proprio in questi giorni, però, il processo sembra subire un’improvvisa accelerazione, a seguito della richiesta ai Direttori di Dipartimento, da parte del Presidente del CNR, di fornire nel giro di una settimana un piano di riduzione del numero degli Istituti, piano da sottoporre al Consiglio Scientifico Generale nel volgere di ben due settimane!

Ci siamo più volte espressi a favore di interventi riorganizzativi della rete scientifica, e qui lo ribadiamo, ma questi devono corrispondere a reali esigenze scientifiche, ad una visione strategica di lungo periodo e non possono prescindere dagli interessi professionali dei Ricercatori e Tecnologi, come ben espresso nella tanto citata Carta europea dei ricercatori oggi normativamente recepita dal D.lgs. n. 218/2016.

Cosa giustifica tanta fretta nel mettere in piedi una riduzione del numero di Istituti e una radicale riconfigurazione delle strategie scientifiche del CNR con modalità che escludono totalmente i ricercatori e tecnologi, i loro rappresentanti negli attuali Consigli di Istituto, nonché quelli che, stante alle modifiche allo Statuto approvate dal CdA, faranno parte dei Consigli di Dipartimento?

Ci pare evidente, proprio nel momento in cui il CNR è nell’occhio del ciclone per i noti episodi di mala gestione, che non è più rinviabile da parte dei vertici del CNR la completa attuazione dei principi più qualificanti della Carta europea dei Ricercatori, come previsto dal D.lgs. n. 218/2016.

Una ristrutturazione-lampo della rete, nel momento in cui si apre una nuova fase di concreta rappresentanza di R&T nel governo scientifico dell’Ente, apparirebbe come un colpo di mano, incomprensibile ed inaccettabile.

L’ANPRI chiede pertanto al CdA:

  • di integrare le modifiche allo Statuto per utilizzare al massimo le opportunità date dal D.lgs. n. 218/2016 (Richiesta ANPRI per modifiche allo Statuto);
  • di procedere rapidamente ad un confronto con i ricercatori e tecnologi, e con il personale tecnico ed amministrativo, per una scrittura dei regolamenti che declini in maniera appropriata i principi fissati nello Statuto, coerentemente con quanto stabilità dal D.lgs. n. 218/2016;
  • di avviare un confronto con i ricercatori e tecnologi per pervenire, in tempi congrui alla rilevanza dell’obiettivo, ad una riorganizzazione della rete che assuma un’effettiva concretezza scientifica sulla base delle esperienze e delle competenze maturate nell’Ente e riconosciute a livello internazionale.

In assenza di concrete azioni per le priorità prima richiamate da parte dei vertici dell’Ente, l’ANPRI invita i ricercatori e tecnologi, il personale tecnico ed amministrativo, gli attuali rappresentanti nei Consigli di Istituto e nel CdA ad attivarsi per manifestare con chiarezza la propria contrarietà in merito alle scelte che gli attuali vertici dell’ente stanno portando avanti.

 

ANPRI CNR

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