Comunicato del 24 luglio 2017. Il Piano Triennale di Fabbisogno del Personale del CNR 2017-2019: piccoli passi avanti e molta strada da fare 3


Il CNR ha trasmesso la settimana scorsa una versione rivista del Piano Triennale di Fabbisogno del personale 2017-2019, che è parte del più generale Piano Triennale del CNR, che sarà discusso nel prossimo CdA del 25 aprile 2017 e di cui non è stata fornita alcuna informativa alle OO.SS. Il documento trasmesso, dopo una premessa nella quale si richiamano le disposizioni delle recenti normative (D.lgs. n. 218/2016 e D.lgs. n. 75/2017), si focalizza su due parti principali.

La prima, contenuta nella sezione 3.2, presenta la rimodulazione del Piano Triennale di Fabbisogno 2017-2019 per assunzioni derivanti da turn over del personale. Rispetto alla versione illustrata alla riunione informativa con le OO.SS. del 7 luglio 2017 i posti passano da 128 a 265, con un incremento di 137 unità così distribuite:

Ricercatore-III livello: da 50 a 131 (+81 unità)

Tecnologo-III livello: da 12 a 39 (+27 unità)

CTER-VI livello: da 47 a 76 (+29 unità)

Amministrativo-VII livello: da 9 a 9 (nessun incremento)

Operatore tecnico-VIII: da 10 a 10 (nessun incremento).

L’ANPRI pur rilevando il positivo orientamento del documento, che contiene ora uno sviluppo ragionevole del personale nel triennio considerato, rileva che resta tuttavia molto debole la presentazione degli obiettivi di sviluppo in materia di politica del personale, in particolare della componente dei ricercatori e tecnologi, rispetto alla programmazione delle attività e degli obiettivi scientifici e tecnologici che il CNR intende perseguire. Se è corretto che il piano di fabbisogno presenti uno sviluppo coerente rispetto alle norme esistenti e alle risorse disponibili, non appare convincente l’assoluta mancanza di raccordo degli obiettivi di crescita del personale rispetto a quelli collegati con il mantenimento di un livello di eccellenza e di competitività internazionale nella ricerca scientifica e tecnologica.

Per esempio, con riferimento all’incremento di nuove assunzioni previsto nel Piano, perché non sono indicati i motivi per cui l’aumento di 27 unità di personale tecnologo III livello (a fronte delle iniziali 12 unità, con un incremento del 225%) è così macroscopicamente più alto rispetto all’aumento previsto per i ricercatori (81 unità in più rispetto alle iniziali 50, con un incremento del 162%)?

A tale proposito appare non casuale il fatto che nella riunione del CdA del 25 luglio 2017 sia prevista l’approvazione di una modifica dei criteri per il reclutamento dei Tecnologi, modifiche delle quali non è stata fornita doverosa informativa, ma che, dalle ormai usuali indiscrezioni che trapelano dal palazzo, sembrerebbero incidere sul profilo di attività anche in modo sostanziale. Questo nuovo fatto conferma e rende improrogabile da parte del CNR l’adozione di comportamenti trasparenti e rispettosi di precise regole di informazione nelle relazioni sindacali, in particolare, come nel caso richiamato, quando sono in gioco scelte sull’allocazione delle risorse umane. Scelte che devono essere comprese da tutti, quando riguardano l’utilizzo delle risorse pubbliche del maggiore ente di ricerca italiano.

Sempre con la stessa impostazione criptica il Piano non spende nemmeno una parola per segnalare che i posti per i livelli II e I dei R&T sono inesistenti, cosa gravissima perché le assunzioni nei profili R&T serviranno a rafforzate una base tutta di terzo livello. Nei prossimi tre anni al CNR i secondi e primi livelli diventeranno una specie rara e saranno vieppiù sostituiti con altri ricercatori III livello eliminando qualsiasi forma di carriera nella professione scientifica. Una professione senza carriera è un obiettivo compatibile con le esigenze di sviluppo scientifico del CNR e dell’Italia? Oppure ritiene il CNR di utilizzare impropriamente i “premi per il merito”, previsti dal D.lgs. n. 218/2017, per motivare ricercatori e tecnologi con qualche incentivo oculatamente distribuito e scatenare in tal modo poco proficue (per l’Ente) competizioni?

La parte 3.3. del documento trasmesso presenta invece il fabbisogno di personale con riferimento all’art. 20 del D.lgs. n. 75/2017 e le relative esigenze di finanziamento. In estrema sintesi questa parte contiene i numeri stimati dei precari e le risorse necessarie per il loro assorbimento (per i contratti a TD sono considerati anche quelli per chiamata diretta, relativamente ai quali si attendono chiarimenti dagli Organi vigilanti).

  • Per l’attuazione del comma 1, art. 20 decreto 75/2017 (stabilizzazioni):

il Piano stima un totale di 1138 posti derivanti da posizioni con contratto a tempo determinato in possesso dei requisiti previsti per l’applicazione dell’art. 20, coma 1 sopra citato (dei quali 1033 con concorso e 105 chiamata diretta). Tali posizioni avrebbero un costo di € 51.000.000 circa. Nella tab. 11 di pag. 16 viene fornito il dettaglio nei profili, ma non vengono fornite, per come richiesto dall’ANPRI, indicazioni circa l’anzianità del personale a TD e, soprattutto, la sua dislocazione nelle aree geografiche, nei dipartimenti e negli istituti, elementi essenziali per una corretta programmazione delle assunzioni ex comma 1 art. 20.

  • Per attuazione comma 2, art. 20 decreto 75/2017 (concorsi riservati):

il Piano stima un totale di 1469 unità di personale che potrebbe rientrare nell’area di applicazione di questo comma, con un costo presunto di € 69.000.000 circa, (1281 contratti flessibili e 215 TD che raggiungono i tre anni richiesti con contratti flessibili). Nella tab. 12 di pag. 17 vengono forniti i dettagli, ma non l’indicazione di quanti siano gli assegni di ricerca, i co.co.co. o le altre figure. Si nota inoltre che il Piano parla di 1469 posizioni da mettere a bando “per consentire ai potenziali aventi diritto di partecipare ai concorsi con riserva di posti nella misura del 50%”, mostrando così di fraintendere il dettato normativo che parla espressamente di ‘procedure concorsuali riservate in misura non superiore al 50% dei posti disponibili’.

A fronte dello sforzo di tirare fuori dei numeri “credibili” per i precari l’ANPRI pertanto insiste nel chiedere un Piano di Fabbisogno nel quale siano forniti:

  • una completa definizione della situazione dei Precari nell’Ente riguardo dove prestino servizio (dipartimento, istituto, sede principale/secondaria, località) e con quale anzianità di precariato, che consenta una seria programmazione delle assunzioni nei tempi previsti ed in funzione degli obiettivi scientifici dell’Ente;
  • i numeri necessari per una regolare e pianificata ripresa del reclutamento ordinario, necessario per garantire l’immissione nei prossimi anni di giovani ricercatori e tecnologi, nonché una programmazione chiara, con tempi e risorse certe, finalizzata ad un’effettiva riattivazione della carriera dei ricercatori e tecnologi.

Sono troppe le ombre che non fanno vedere con chiarezza il futuro del CNR. Sono molte ancora le resistenze ad applicare veramente la Carta europea dei ricercatori. Come evidenziato all’inizio del presente comunicato, nel prossimo CdA del 25 luglio 2017 si dovrebbe decidere non del solo Piano di Fabbisogno del personale, di cui abbiamo già detto, ma anche dell’intero Piano Triennale del CNR, del quale nessuno, ed in primis i Ricercatori e Tecnologi dell’Ente, sa niente da fonti istituzionali. È una prassi che deve cessare immediatamente, se davvero si vuole il bene del CNR e del Paese.

 

ANPRI CNR

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3 commenti su “Comunicato del 24 luglio 2017. Il Piano Triennale di Fabbisogno del Personale del CNR 2017-2019: piccoli passi avanti e molta strada da fare

  • Tommaso B.

    Quello che sta accadendo al CNR (ma anche gli altri EPR si stanno avviando sulla stessa strada) con il sostanziale annullamento della carriera dei ricercatori e tecnologi ha del surreale. Credo che l’ANPRI e tutti gli altri soggetti di buona volonta’ debbano prendere atto dell’interesse convergente di sindacati confederali e governi di turno a rendere il CNR sostanzialmente un impiegatificio, e di conseguenza cominciare ad organizzare forme di protesta collettiva da parte di ricercatori/tecnologi (su giornali, riviste scientifiche, organismi europei, parlamentari coraggiosi, ecc.). Proseguire in questo modo non ha senso, e peraltro non credo possa portare quale beneficio ad ANPRI come sindacato.

  • Lorena

    Purtroppo personalmente non credo ci sia più niente da fare per gli EPR. Anche le forze che negli ultimi anni avevano dimostrato attenzione verso i ricercatori degli EPR (come il M5S) sembra stiano perdendo l’interesse per la ricerca pubblica e per i ricercatori (preferendo magari concentrarsi sui problemi dell’Università, vedi scatti stipendiali dei professori universitari). Chi può si salvi, andando all’estero.

  • Lorena

    Aggiungo: tutto ciò avviene nel totale disinteresse dei Presidenti degli Enti, per i quali evidentemente le carriere e gli stipendi dei “loro” ricercatori non sono un problema.