Corte dei Conti: tutto bene per la ricerca in INAIL. Ma…


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Il 20 giugno scorso è stata pubblicata la Relazione della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei Conti sull’esercizio 2014 dell’INAIL. Il capitolo 4.5 è dedicato all’attività di ricerca entrata in INAIL a seguito dell’incorporazione dell’ISPESL.

La Corte osserva che il ruolo dell’INAIL nell’attività di ricerca è stato potenziato nel corso del 2014 con l’integrazione della componente tecnico-scientifica del settore ricerca nella struttura della Direzione generale con l’istituzione della Direzione centrale della ricerca e di due dipartimenti tecnico scientifici. L’attività di ricerca risulta inserita, quindi, nelle politiche di prevenzione degli infortuni, della sicurezza e tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro.

Le attività di ricerca sono sviluppate in linea con gli indirizzi di riferimento presenti nel Piano sanitario nazionale, nelle strategie comunitarie per la salute e la sicurezza sul lavoro e nelle strategie individuate dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nell’ambito dell’International commission on occupational health (ICOH).

La consistenza del personale impiegato nell’attività di ricerca è riassunta nella Tabella 10 della relazione, riportata qui sotto: tabella-10-inail

Come si vede, nel 2014 si è avuta una contrazione delle risorse umane rispetto al 2013 per quanto riguarda il personale tecnico e amministrativo (-16 unità), contrazione attribuibile alle restrizioni nelle assunzioni. Per quanto riguarda invece Ricercatori e Tecnologi, c’è stato un aumento di 9 unità rispetto al 2013 grazie alle assunzioni attuate nel corso del 2014, a seguito della rimodulazione del DPCM 21 dicembre 2009 emanato nei confronti dell’allora ISPESL. Rispetto alla dotazione organica, restano comunque non coperti ben 87 posti di Ricercatore/Tecnologo su un totale di 317 posti.

A giudizio della Corte, è stata garantita l’autonomia del settore ricerca, assicurando un sistema di governance finalizzato a regolamentare le modalità di definizione e validazione dei programmi di ricerca anche attraverso l’istituzione di un Comitato scientifico presieduto dal Presidente e l’attivazione di un “tavolo della ricerca”, presieduto dal Direttore generale, cui partecipano, oltre ai dipartimenti di ricerca, tutte le strutture centrali coinvolte.

Fin qui le osservazioni della Corte che richiedono però, a nostro avviso, alcune importanti precisazioni.

Per quanto riguarda la consistenza del personale della ricerca, la Corte dimentica di precisare che essa è quella derivata dal solo personale in forza al momento della soppressione dell’ISPESL. Fornisce, inoltre, la consistenza organica per numeri complessivi dei profili e questa rappresentazione offusca il vero problema dell’organico ex-ISPESL che è l’estremo appiattimento dei Ricercatori e Tecnologi (R&T) sul III livello. I dati forniti dall’Amministrazione e relativi 2013, riportati di seguito con la suddivisione in livelli, indicano che gli 87 posti non coperti a cui fa riferimento la Corte dei Conti riguardano quasi esclusivamente posti di R&T di II e di I livello (anzi per il III livello Ricercatore c’è un over-booking che è aumentato negli anni successivi).

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La situazione è andata peggiorando negli anni successivi con l’applicazione solo parziale dell’accordo integrativo del 27 luglio 2011, che si basava sulla rimodulazione del DPCM 21.12.2009 che prevedeva assunzioni di R&T e CTER per scorrimento di vecchie graduatorie, assunzioni di R&T e CTER per concorso ma anche progressioni in carriera di R&T. L’accordo è stato attuato con estremo ritardo e solo nella parte riguardante lo scorrimento di vecchie graduatorie di R&T e CTER ed ha causato un over-booking del III livello in Pianta Organica; il ritardo e la sentenza di illegittimità dei concorsi ex art. 15 ha successivamente bloccato le progressioni di livello previste per R/T, e a tutt’oggi l’Amministrazione non ha ancora presentato la nuova proposta di progressioni alla luce della corretta applicazione dell’art. 15.

In merito poi alla istituzione del Consiglio Scientifico, ricordiamo che i R&T dell’INAIL sono riusciti ad ottenerlo solo in zona Cesarini, dopo che l’ANPRI e le altre OO.SS. della ricerca hanno negato in blocco la firma del documento relativo al nuovo modello organizzativo dell’INAIL e chiesto un incontro con il Ministro del Lavoro, a cui ha partecipato anche il presidente dell’INAIL Massimo De Felice.

Per quanto riguarda il “Tavolo della ricerca” ricordiamo che, come già denunciato nella Newsletter 9/2015, esso costituisce un nuovo e ulteriore livello di governance, che rischia di appesantire e condizionare unilateralmente l’attività di ricerca e la sua programmazione, non coordinato dal Presidente dell’Istituto, e con la presenza dei soli responsabili dei due Dipartimenti di Ricerca in rappresentanza dell’intera Ricerca INAIL!

Che l’autonomia del settore ricerca in INAIL sia una chimera lo rappresenta anche il Nuovo Modello Organizzativo che ha preso vita dopo la soppressione dell’ISPESL e l’annessione del suo personale, senza la garanzia per i profili di Ricercatore, Tecnologo e CTER di un contratto futuro nel comparto di afferenza della rete pubblica della ricerca.

Lo schema riportato nel Nuovo Modello Organizzativo mostra chiaramente che i due Dipartimenti di Ricerca sono subalterni alla Direzione Centrale Ricerca, di cui è responsabile un Dirigente Amministrativo di Prima Fascia, a staff del Direttore Generale.

Il ruolo del Presidente nella governance della Ricerca è quindi indecifrabile, a parte l’emanare documenti ufficiali come la relazione annuale INAIL, o le partecipazioni ad eventi come il convegno del 6 aprile 2016 Il nuovo Inail”, rapporto di metà Consiliatura del CIV, in cui non si risparmia di esprimere critiche sull’operato e sul contratto dei R&T dell’ente.

Certo è che la modifica da lui voluta fortemente di un centro unico di spesa per tutti i settori dell’INAIL (il modello organizzativo precedente la nomina di De Felice prevedeva un centro di spesa specifico per il settore ricerca) sta mandando al collasso la funzionalità del settore ricerca: centinaia di pratiche di acquisto sono bloccate dal 2012 e la Direzione Centrale Acquisti ora dichiara di poterne espletare nel 2016 solo meno del 10%, con ricadute drammatiche per lo svolgimento delle attività di ricerca istituzionale e rischio certo di perdita in economia dei fondi esterni per le ricerche programmatiche (che prevedono tempi certi).

E in questo contesto così critico, destano grandissima preoccupazione le affermazioni del prof. De Felice che nel l’ultima relazione annuale sull’attività INAIL 2015:

  • ribadisce ancora una volta, che la diversità dei contratti del personale dell’INAIL, conseguenza della specificità delle differenti professioni presenti in INAIL, è un problema: “La diversità dei contratti di lavoro, dei lavoratori dell’Inail, pone vincoli all’organizzazione efficiente e allo sviluppo di una cultura d’impresa: perciò c’è bisogno di “omogeneizzazione contrattuale” (fare il contratto del “dipendente Inail”). L’esigenza coinvolge tutte le professioni che agiscono nell’Inail. L’isolamento nel recinto della “sezione” professionale è un grave limite alla professionalità, e alla crescita della professione. Sarebbe un grande progresso abolire i recinti (retaggio d’altra epoca, quando i problemi erano più semplici da risolvere), promuovere davvero la “contaminazione culturale”: portare la tecnica più qualificata nelle Direzioni amministrative, portare i tecnici a vivere la problematicità delle linee operative;

  • mette in discussione l’importanza delle pubblicazioni su riviste con Impact Factor: La gestione dei programmi di ricerca (sui temi che furono dell’Ispesl) è stata profondamente innovata. Ridotta drasticamente la polverizzazione dei progetti; sollecitata la pertinenza ai temi istituzionali; imposto il principio della responsabilità; prescritti i criteri di progettazione e di controllo (nel tempo) dei risultati. C’è ancora da disciplinare, ma potranno venirne esiti preziosi, che possano portare sempre più i ricercatori a contribuire alle strategie (e non curare soltanto l’impact factor delle pubblicazioni);

  • svela i criteri INAIL per l’autonomia del settore ricerca con operazioni di marketing e scelte Top-Down di progetti strategici con cui elargire milioni di euro totalmente in appalto, senza la partecipazione diretta dei R&T dell’ente: “Nel campo della protesica e della riabilitazione, la ricerca dell’Inail è stata organizzata con la “logica della rete”. Sono stati definiti pochi grandi progetti. Sono stati coinvolti centri di eccellenza (l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, il Campus bio-medico di Roma, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa). Il Centro protesi di Budrio è “al centro della rete”: coordina per l’Inail i diversi progetti; qualifica il modo di “fare ricerca Le ricerche sono gestite secondo i migliori standard di progettazione e di controllo dei risultati. Il “Regolamento brevetti dell’Inail” (approvato il 21 gennaio 2015) può garantire la proprietà intellettuale di queste realizzazioni. Con un piccolo particolare da svelare: nel Centro protesi di Budrio non lavora neanche un Ricercatore o un Tecnologo!

Forse la Corte dei Conti avrebbe dovuto esprimere anche un parere sui costi e sull’efficienza dei risultati della società esterna vincitrice “dell’appalto triennale 2013-2015 dei servizi di gestione e sviluppo software e la gestione delle attività redazionali del sito istituzionale”, costato circa 25 milioni di euro, e che al momento ha prodotto un sistema di rilevazione delle presenze del personale che, tra le diverse falle, ha anche quella di annullare in un solo colpo i dati di orario in eccesso dei Ricercatori e Tecnologi dell’INAIL.


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