ALCUNE
OSSERVAZIONI SULLA POLITICA PER LA RICERCA:
NOTA
PRELIMINARE DI ARTURO HERMANN
INTRODUZIONE
Nel dibattito di questo periodo, il dilemma principale sembra essere il seguente: constatato che il sistema della ricerca pubblica non funziona come dovrebbe, pu lapertura al mercato degli EPR sbloccare la situazione, ed in particolare indurre, attraverso un adeguato processo di valutazione, comportamenti virtuosi e trasparenti? Questo problema complesso, e provo ad evidenziare alcuni punti:
Da lungo tempo, nei documenti
programmatici si auspica una stretta collaborazione tra universit, EPR ed
imprese, e su questo punto, penso, siamo tutti daccordo.
Tuttavia, anche alla luce delle
recenti proposte di riforma del settore della ricerca, non sembra chiaro a
sufficienza come questo raccordo debba essere effettuato e quali conseguenze
potrebbe determinare per lo stato giuridico dei R&T e degli EPR: sappiamo
bene, infatti, che la missione dei R&T da un lato, e degli imprenditori,
dallaltro diversa, anche se ovviamente possono esserci interazioni e
mobilit da un campo allaltro (ad esempio, attraverso i ben noti processi di spin
off): infatti, il
principale obiettivo dei primi realizzare avanzamenti scientifici e
tecnologici, mentre il principale obiettivo dei secondi ottenere un profitto.
Confondere i due ruoli lattivit
di ricerca e linvestimento in ricerca potrebbe comportare due pericoli:
i) trasformare i R&T in imprenditori, o farli comunque operare nella logica
dellimpresa privata, anche quando questo non rientri nelle aspirazioni degli
interessati; ii) favorire la ricerca applicata di breve termine (orientata al
profitto) a scapito di quella di medio e lungo termine (dai risultati pi
incerti ma anche pi promettenti).
2. IL PROBLEMA DEL RECLUTAMENTO
DEL PERSONALE E
DELLE PROGRESSIONI DI CARRIERA
Purtroppo, tutti sappiamo che la
logica del concorso "orientato", per non dire "fotografia",
ancora imperante, con una dinamica spiegata bene dalla teoria della
"incoerenza dinamica": il concorso deve essere "aperto" sulla
carta e devono vincere i pi bravi, poi non si resiste alla tentazione di un
buon "primo piano".
Questa situazione favorita dalla
struttura dei bandi di concorso, in particolare per i livelli pi avanzati del
profilo di ricercatore, i quali spesso prevedono in grave violazione del DPR
171/1991, che stabilisce come criterio basilare di valutazione la capacit di
determinare avanzamenti rilevanti nelle conoscenze che alla valutazione
dell'attivit scientifica sia assegnato un peso molto basso (o comunque non
molto rilevante) rispetto agli incarichi di coordinamento, alle attivit svolte
presso istituzioni e simili, per i quali spesso non previsto nei bandi
neppure un sia pur minimo collegamento con l'attivit di ricerca svolta
nell'ente. Di conseguenza, qualunque incarico pu essere ipervalutato con la
massima facilit per incrementare i punteggi del candidato in primo piano.
In questa situazione di
mortificazione del lavoro di tipo scientifico, i R&T si sentono
disorientati e rassegnati, non credono in nessun cambiamento e si rifugiano nell'individualismo.
Credo quindi che dobbiamo puntare
molto in questa direzione, innanzitutto richiedendo negli enti una chiara
programmazione del fabbisogno del personale e bandi di concorso conformi allo
spirito del 171; sar anche importante vigilare sul corretto svolgimento dei
concorsi e tutelare i R&T in eventuali azioni legali.
Certo non sar facile, ma al tempo stesso credo che sia un punto essenziale: non infatti solo un problema di carriera ma anche di riconoscimento del proprio lavoro e del valore dell'autonomia della ricerca.
3. STATO GIURIDICO DEGLI EPR
A questo problema possono applicarsi, oltre che le considerazioni del punto precedente, anche le seguenti: i) la ricerca di base, ed in parte quella applicata, hanno la natura di bene pubblico, ossia presentano, al tempo stesso, unelevata utilit sociale, ma una incerta e lontana redditivit prospettica (in termini di benefici privati); di conseguenza, poich i privati non hanno sufficienti incentivi a realizzarla, si rende necessario un investimento pubblico; ii) inoltre, anche quando appare possibile costituire un mercato della ricerca, i problemi non mancano: come ben sappiamo, il mercato, per svolgere il suo ruolo, deve essere sufficientemente perfetto; alcuni requisiti essenziale per la realizzazione di tale perfezione sono la concorrenza, effettiva o almeno potenziale, e la trasparenza delle informazioni (come facile vedere, i due concetti sono altamente correlati).
Ora, come mostrato da una nutrita letteratura, il mercato della ricerca, ed in generale dei prodotti complessi ad alta tecnologia, sono gravemente imperfetti a causa, tra gli altri, dei seguenti motivi tra loro interrelati: i) notevoli asimmetrie informative tra venditori e acquirenti, derivanti soprattutto dal vantaggio di informazioni e di conoscenze a favore dei primi; ii) complessit, e conseguente imprevedibilit, delle future traiettorie scientifiche e tecnologiche; iii) concorrenza reale e potenziale scarsa, con conseguenti situazioni di potere di mercato.
3. LE DIFFICOLT DEL PROCESSO
DI VALUTAZIONE
Uno degli aspetti che rende difficile il processo di valutazione delle attivit di ricerca il suo carattere incerto, conflittuale, ed in parte culturalmente determinato:
Incerto, perch, per definizione, non conosciamo ora gli esiti complessivi delle nostre ricerche, ma possiamo solo cercare di prevederli in modo molto imperfetto; di conseguenza, molto difficile valutare la reale portata degli avanzamenti scientifici realizzati e dei progetti in corso, anche in considerazione del carattere unitario della scienza. possibile solo, in modo imperfetto, valutare lo sforzo; ma, di nuovo, a parit di sforzo, si pone il problema fondamentale di valutare se lo sforzo sia indirizzato su una traiettoria promettente.
Conflittuale ed in parte culturalmente determinato, perch tali conflitti tendono ad investire diversi valori, interessi e visioni del mondo. Questo perch, come ben noto, la scienza non neutrale, ma parte integrante del nostro sistema sociale e culturale.
Queste caratteristiche della ricerca pubblica e privata rendono difficile mettere in atto un adeguato processo di valutazione delle relative attivit, e favoriscono quindi, attraverso i noti meccanismi dellautoreferenzialit, laccentramento del potere decisionale, con le conseguenze che ben conosciamo, non solo in Italia, ma anche allestero.
4. PROBLEMI APERTI E
CONCLUSIONI
Alla luce di queste brevi considerazioni, ho limpressione
che interventi come quelli in
corso di attuazione rischino fortemente attraverso la frammentazione del
comparto e della necessaria unitariet della politica per la ricerca di
andare nella direzione contraria, facendoci cadere, come si dice, dalla padella
nella brace. Ci pu accadere perch, a fronte di una riduzione del ruolo della
valutazione sociale delle politiche per la ricerca (ossia dellesplicitazione
dei criteri di scelta) e dellassenza, per i motivi richiamati, di un vero
mercato della ricerca, lincertezza e larbitrio delle scelte aumenteranno
enormemente, a tutto vantaggio delle vecchie logiche di potere.
Certo, le soluzioni per i problemi richiamati non
sono semplici, ma penso che non possano essere trovate se non attraverso un pi
chiaro, rafforzato ed efficace intervento pubblico nel campo della ricerca (che
ovviamente, ben diverso dallo statalismo, ma, al contrario, rivolto alla
valorizzazione di tutte le risorse, sia pubbliche che private); tale intervento
potrebbe trarre grande giovamento da un adeguato processo di social valuing ossia, nel nostro caso, dalla
valutazione, in termini di benefici sociali, delle diverse politiche per la
ricerca che coinvolga veramente tutti gli attori interessati. Sarebbe cos
possibile avere unidea pi chiara dei costi e delle opportunit delle diverse
alternative, e, di conseguenza, dei loro effetti attuali e prospettici sul
sistema economico e sociale.
Un intervento di questo tipo ovviamente
intrinsecamente complesso e conflittuale, anche perch coinvolge numerose
politiche attuate da differenti istituzioni: tra le altre, industriali, della
concorrenza, dello sviluppo delle aree depresse, dellistruzione, della
formazione, di riequilibrio finanziario, sociali e ambientali. E, a questo
riguardo, ben noto che le istituzioni e le procedure per attuare un reale
coordinamento tra le politiche sono ancora inadeguate, con i risultati che
tutti conosciamo:
i) basso livello di R&S (e, di conseguenza, basso
livello di specializzazione nei settori ad alta tecnologia) nelle imprese
italiane;
ii) scarso trasferimento tecnologico verso le aree
e le imprese meno innovative;
iii) insufficienti sinergie tra ricerca, istruzione e
formazione (nonostante tutte le buone intenzioni al riguardo).
In questa situazione, la riduzione degli stanziamenti
pubblici per gli EPR e/o la loro trasformazione in S.p.A. o in Fondazioni
potrebbe avere, paradossalmente, un effetto fortemente negativo non solo sulla
ricerca pubblica ma anche su quella privata e, pi in generale, sullo sviluppo
del "sistema nazionale di innovazione".
Infatti, abbiamo osservato che uno dei problemi
strutturali delleconomia italiana lo scarso livello (uno dei pi bassi tra i
paesi sviluppati, sia in termini assoluti che relativi) delle risorse, assolute
e relative, che le imprese dedicano alla R&S.
Il problema di policy quindi quello, come molte analisi
sottolineano, di creare condizioni di contesto adeguate per lo sviluppo della
capacit innovativa delle imprese; e in tale quadro, le interazioni tra EPR ed
imprese possono svolgere, nel rispetto delle rispettive missioni, un ruolo
importante nel trasferimento di conoscenze e competenze.
Se per la missione di pubblica utilit degli EPR
viene sacrificata a quella di beneficio privato delle imprese, si otterrebbe il
seguente risultato: non solo verrebbe meno il ruolo degli EPR ma verrebbero
anche ridotti gli incentivi per le
imprese ad incrementare la loro quota di R&S e, pi in generale, la loro
competenza tecnologica perch e questa sembra essere, in fondo, la ratio di questi provvedimenti dovremo
essere noi a svolgerla per loro, magari a prezzo ridotto.
Il miglioramento delle strutture di coordinamento
delle politiche e delle istituzioni potrebbe costituire un elemento essenziale
per la definizione di una vera politica per la ricerca; in questo ambito, gli
EPR, le istituzioni di ricerca private ed i R&T potrebbero svolgere,
attraverso lutilizzo e laccrescimento
del loro patrimonio di esperienze e conoscenze, un ruolo rilevante nella
definizione ed attuazione delle politiche per la ricerca.
In conclusione, sarei per una azione
che contrasti fortemente queste iniziative e faccia pressione sui pubblici
poteri per la definizione di una vera politica per la ricerca. Unazione di
questo tipo potrebbe essere utile anche per migliorare la nostra visibilit
presso i R&T, i quali mi sembrano in questultimo periodo molto
disorientati e rassegnati al peggio, anche a causa della situazione
contrattuale.
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