CONSIDERAZIONI SUL RIORDINO DELLA RICERCA

Iginio Longo, IPCF-CNR, Area di Pisa

 

Gli aspetti generali.

Il dibattito riguardante il possibile riordino del CNR per una migliore organizzazione della ricerca fa riferimento giustamente ai compiti delle istituzioni scientifiche pubbliche in rapporto alle esigenze del paese. Ma secondo noi occorre tenere in altrettanto grande considerazione  gli aspetti connessi con la libert di azione scientifica dei protagonisti e la consistenza dei fondi stanziati. Assieme ad un certo numero di questioni di importanza fondamentale, che riguardano, oltre ai  finanziamenti, la partecipazione, lunitariet  e la libert della ricerca  scientifica , ve ne sono altre   che noi riteniamo non fondamentali, ma che essendo male poste o addirittura ignorate possono indurre  la pubblica opinione e gli stessi addetti ai lavori a trarre conclusioni avventate e ad operare scelte nefaste. Alludiamo alla  produttivit, ai finanziamenti a pioggia, alla massa critica, ai centri di eccellenza, agli assi strategici, ed ad altre definizioni che configurano nuovi  assetti in base ad una logica che noi scienziati  non possiamo condividere.

La questione fondamentale quella dell'organizzazione della ricerca con riferimento esplicito agli orientamenti ufficiali del  sistema pubblico in Italia. Ma non  vi dubbio che i punti caldi, occorre ripeterlo, a nostro avviso sono quelli connessi con la libert di ricerca, con la partecipazione  e con i finanziamenti messi a disposizione.

 

Produttivit, valutazione e classificazione. 

Si d per scontato che per sostenere una produzione scientifica di livello elevato e quindi con impatto benefico sulla cultura e sull'economia del paese debbano  essere adottati criteri di valutazione in termini di produttivit e di efficienza, come si usa fare in un'impresa industriale,  adottando parametri di quantizzazione rilevabili hic et nunc  o comunque efficaci sul breve periodo, adatti a classificare i soggetti di ricerca  con un giudizio di merito espresso da uno o pi indici numerici. Noi diciamo che a ciascuna attivit umana deve edere associata un criterio di valutazione appropriato alla sua tipologia. I giudizi che si avvalgono del procedimento per analogia nella storia del pensiero sono morti con Aristotele come ha insegnato Galilei.

Entrando nel merito dobbiamo osservare che i criteri ottimali di valutazione  del lavoro  di  ricerca scientifica non sono definibili in modo univoco, soprattutto per quanto riguarda il loro utilizzo ai fini di  condizionare le persone o le loro attivit, per il semplice fatto che tra la valutazione  e le conseguenze che si pretende debbano derivare dalla sua applicazione non vi una relazione semplice di causa ed effetto. Amministratori  e dirigenti  con funzioni  di coordinamento, addetti allassegnazione di fondi, di posti, ecc.,  danno per scontato gi da parecchi anni linevitabilit di adottare questi criteri di valutazione, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze nefaste che   spesso ne derivano. Alcuni esempi di concetti  pseudo-razionali sui quali si possono appoggiare pericolosamente le riforme sono quello di "massa critica", riferito al numero minimo di componenti di un gruppo di ricerca necessario  a garantirne l'efficienza. Vi poi il concetto di "finanziamento a pioggia", inteso come fonte di sprechi tout-court. Inoltre si insiste sulla necessit della  suddivisione delle ricerche in tematiche, continuamente variabili assieme agli indicatori di mercato, in assi portanti del tipo fondamentale, applicata, finalizzata, ecc.. Abbiamo citato quelle parole dordine che, introdotte in modo quasi ufficiale da alcuni decenni, gi cominciano a lasciare il segno dello stravolgimento, del malumore e del dissenso 

Riteniamo che criteri di valutazione della produzione scientifica e dellefficienza, anche quando siano espressi con parametri quantitativi, possono essere  adottati, ma solo se riferiti al lungo periodo. Gli scienziati devono essere giudicati in rapporto ai mezzi ed alle strutture che hanno avuto a disposizione ed ai risultati ottenuti nel lungo periodo. Otto o dieci  anni pu essere un lasso di tempo sostenibile per giudicare il valore sia di un giovane ricercatore che di un istituto scientifico,  sempre che  in quel periodo siano stati messo in condizioni di operare in libert, con lunico vincolo di dovere fare cose che avessero senso e di assolvere ai compiti istituzionali.  Diciamo anche che ciascun soggetto scientifico, persona, gruppo o Istituzione che sia, dopo un certo periodo della sua attivit, deve essere accreditata di una sua potenza specifica, intesa come capacit di svolgere un certo tipo di lavoro  in un certo tempo assegnato, e che  queste potenzialit  devono essere valutate  in rapporto alla fertilit ed   al dinamismo dell'ambiente che le accoglie e che le caratterizza. Queste due valutazioni, quella numerica e quella relativa all'humus scientifico, sono disomogenee, e se ci consentito introdurre un concetto che aiuti l'intuizione, stanno tra loro cos come lo spazio percorso da un mobile sta alla sua accelerazione. Dobbiamo valutare con attenzione non solo quello che il conseguito, ma anche tutto ci su cui sappiamo possono  attecchire i conseguimenti successivi.

Quindi il disastro che pu produrre la sola valutazione numerica istantanea immenso, appunto perch mentre ci  affanniamo a quantificare tutto quanto possibile per gestire il sistema ricerca, il futuro che crediamo di predisporre non n quantificabile n prevedibile.

Un'altra questione riguarda la delimitazione delle tematiche e conseguentemente  degli argomenti di ricerca, adottando una classificazione che utilizza poche parole chiave e pretendendo che questa classificazione rappresenti le esigenze vitali del paese in rapporto alla tipologia tematica della ricerca che deve essere sostenuta e sviluppata, ad esempio, negli Enti Pubblici. Il paese, si dice, ha pochi soldi per la ricerca e quindi chi vuole accedere a finanziamenti sia pure al livello di sussistenza, deve assecondare queste esigenze, ponendosi sul mercato con progetti su misura, sostenendo lindustria, andando in Europa, ecc.. Anche in questo scenario le parole d'ordine riguardanti la produttivit, la massa critica e la capacit di autofinanziamento dei gruppi proponenti continuano a giocare un ruolo determinante, in un processo a catena che si autoalimenta, facendo strage dei progetti pi piccoli, perch non inerenti direttamente alle tematiche assegnate, ai compiti uficiali, ma che spesso sono migliori, maggiormente innovativi e, quindi, pi in generale, sopprimendo quell'humus intellettuale-conoscitivo sul quale nascono e si sviluppano tutte le idee scientifiche.

 

Efficienza.

La produttivit di un ricercatore o di un gruppo di ricercatori un concetto strettamente associato a quello di efficienza. Non vi pu essere produttivit elevata senza che le forze, i mezzi, gli apparati e la loro organizzazione siano efficienti. Tuttavia elevare l'efficienza a principio discriminante in una comunit scientifica porta a due conseguenze terribili. In primo luogo favorisce il pensare a breve scadenza. Non si guarda pi in avanti fino in fondo, e questo produce un'insensibilit nel sentire. Non si guarda intorno ai valori, non solo della cultura, ma neanche  della vita, che cos sono vissuti essi stessi secondo le modalit dell'efficienza. In secondo luogo i mezzi diventano dei fini: il fare qualcosa diventa cio la piena giustificazione del fare, indipendentemente da ci che si fa. Le frasi correnti nella vita del gruppo efficiente e massiccio, quali "fallo e basta", " non farti tante domande", oppure "niente scuse: risultati", o anche: publish or perish, ecc., sono segnali che il principio di efficienza comincia a distaccarsi dalle persone ed assume una ragione d'essere assoluta. E' un valore in s e per s. In base a questo paradigma un giovane ignaro o uno scienziato rinunciatario pu stare giornate intere al telefono per organizzare un meeting che serve a consolidare un'operazione di facciata, o una rete di eccellenza, o una facility di interesse nazionale, o un progetto europeo ben assemblato, o trascorrere giornate intere a contattare ditte fornitrici di materiali speciali, essendo sicuro che il suo esser parte importante della comunit scientifica garantito dai colleghi del gruppo.Quel gruppo che a sua volta per questo e solo per questo si impossessa del titolo di gruppo efficiente. Se invece osiamo esprimere dubbi di fondo sullo stravolgimento del  lavoro scientifico, la risposta sempre questa: se vuoi lavorare devi fare cos. Sarebbe come dire: o non fai ricerca o fai finta di fare ricerca! Chiunque giustifichi le decisioni prese sulla base del principio assoluto della produttivit e dell'efficienza ha qualcosa da imparare da Treblinka: fino a 20.000 persone uccise in 24 ore. Direte voi: cosa c'entra con le ragioni della ricerca scientifica? C'entra, eccome. Perch il comandante del campo operava  secondo il principio della massima efficienza nella consapevolezza che lo scopo di tutto quel da fare era il togliere i soldi agli ebrei. "Avete idea, diceva, di quali somme incredibili si tratta e di quanto acciaio possiamo comprare in Svezia?"( )

 

Libert di indirizzo. Massa critica

Laggregazione non spontanea recentemente effettuata dagli Istituti del CNR stata sollecitata forse per rendere meno appariscenti gli effetti dellinsufficienza della spesa per la ricerca, pure sapendo che quella sostenuta dagli altri dieci o quindici paesi che ci superano in graduatoria doppia o tripla della nostra). 

I colleghi politici non possono ignorare che vi sono nel nostro piccolo e grande mondo degli istituti di ricerca, sia CNR che Universitari, una quantit di gruppi di ricerca a massa critica che, pur disponendo di numerosi addetti ai lavori e di mezzi finanziari nettamente superiori alla media, con una  strumentazione avanzata,  rimasticano tuttavia da anni un lavoro scientifico che non solo non di eccellenza, ma che se fosse valutato quantitativamente risulterebbe essere di produttivit mediocre, con punti interrogativi grossi come case in ordine al destino dei giovani partecipanti precari, o alla strumentazione non ancora estratta dagli imballi originari o comunque male utilizzata. I nostri colleghi sanno anche che viceversa vi sono gruppi di ricerca minuscoli che viaggiano silenziosi come treni di notte, senza dare troppo nell'occhio al pubblico delle grandi stazioni, ma che quando arrivano scaricano molto di pi di quanto avevano caricato all'inizio del viaggio. Non vi dubbio che i grossi gruppi siano utili, specie se fanno un  lavoro in rapporto adeguato ai mezzi che hanno a disposizione ed avendo per finalit principale non il vantaggio di facciata, di carriera,  o sindacale in senso deteriore, ecc., ma gli interessi della scienza e del paese. I grandi gruppi importanti sono utili e li vogliamo. Ma riteniamo per lo stesso motivo che anche i piccoli gruppi, quando funzionano, siano altrettanto utili. Vantaggi e svantaggi degli uni e degli altri li conosciamo bene.  Ecco i fatti, dati dall'esperienza  e riconosciuti da  tutti coloro che hanno lavorato nel mondo della ricerca come protagonisti. Quando la vena si esaurisce, quando largomento passa di moda perch superato da altre prospettive scientifiche, quando si aprono scenari diversi, quando i risultati scarseggiano, quando vi sono restrizioni economiche, qual il destino del grande gruppo? Il grande gruppo a massa critica, con il suo fardello di grandi apparecchiature e  di strumentazione, carico dei compiti affidati alla grande facility, di uomini da mantenere con incarichi  tagliati su misura, in possesso di grandi superfici occupate, di interessi ramificati all'interno di altre realt scientifiche anch'esse massicce, state pure certi che  dopo alcune telefonate ed incontri con le persone e negli  uffici giusti sar tenuto in vita e foraggiato ad oltranza, semplicemente "perch esiste", perch costato molto, perch politicamente parlando ha una grande massa inerziale. Lo stesso avvenuto in Francia ed in Inghilterra con il famoso progetto Concord, onde il nome di Effetto Concord dato a questo tipo di sprechi. Infatti,  anche se il progetto del grande gruppo viaggia con velocit modesta o fermo, spostarlo o scomporlo ancora pi difficile e faticoso ed politicamente controproducente. Continuer quindi a sottrarre risorse, spesso trasformando la propria connotazione in qualcosa che, se fosse giudicato in termini di produttivit (rapporto tra costo e resa) sarebbe inqualificabile ed improponibile. Ma in questo caso il criterio di valutazione della produttivit viene astutamente ignorato e giudicato inapplicabile.

Cosa succede nelle stese condizioni al piccolo gruppo? Il piccolo gruppo o si scompone  per rinascere, o si trasforma rapidamente rimettendosi in gioco sulla scena scientifica. O comunque, e questo il vantaggio in termini di costi, non si presta a fare da supporto a forme di sprechi macroscopici.  Il piccolo gruppo doppiamente responsabile della sua attivit,  pagando di persona e di tasca propria i suoi insuccessi, mentre il grande gruppo si disfa della sua sterilit spalmando gli effetti negativi ed i costi su tutta la comunit scientifica. 

Un altro effetto negativo che dobbiamo indicare a proposito delle masse cosiddette di accrescimento potrebbe essere chiamato sinteticamente con un termine americano: bootstrapping. Consiste nella seguente logica strategica. Chi ha bisogno di mezzi e di persone, supponendo che abbia anche qualche idea e voglia di crescere, piuttosto che iniziare un lavoro di ricerca durissimo con pochi mezzi, per ottenere risultati significativi con cui presentarsi all'attenzione della comunit  scientifica ed ottenere finanziamenti adeguati,  cerca invece di mettere sul piatto tutto quello che ha, anche se poco, impegnando se stesso ed altri partners altrettanto disponibili, promettendo di ottenere il tale risultato nel tale periodo di tempo. L'inventiva italiana, il tempo passato alla scrivania per documentare lappetibilit della proposta ed un certo numero di tentativi alla fine portano ad un primo finanziamento. Ottenuto il finanziamento, senza che il meccanismo venga arrestato, senza attendere di essere valutato sulla base dei risultati effettivamente ottenuti in rapporto a quanto   ricevuto ed a quanto promesso, il gruppo  immediatamente potenziato in uomini e mezzi  si ripropone altrettanto immediatamente aggiungendo altri partners, altri gruppi ed Istituzioni altrettanto vivaci e di rango maggiore,  per ottenere un finanziamento questa volta maggiore del precedente,  impegnandosi ad ottenere un risultato ancora pi avanzato, sulla base delle attivit appena iniziate nell'ambito del precedente progetto. E cos via. Questo in America viene indicato con la dicitura: "fare salti appoggiandosi sui propri stivali".  Il risultato di questo gioco al rialzo che pochi individui abbastanza spigliati fanno man bassa di fondi creando masse di accrescimento e portandosi rapidamente nella zona in cui si verificano  di norma lEffetto Matteo e, alle brutte, lEffetto Concord . Vi chiederete: e i risultati chi li controlla? Che ne di quella meravigliosa catena di criteri di valutazione che in gergo si definiscono con termini  da canzone rap: ex ante, ex post, n itinere, milestone, chek point, prototyping, cost-benefit, e quant'alto? Per rispondere a questa domanda vi rimando alla storiella di quel tale che giunto all'inferno, dovendo subire un supplizio terribile, essendo amico di un amico di Belzeb e quindi  potendo  sul groppone,  martellate nei denti, bagni nella merda  ecc., per suggerimento dell'amico scelse il girone italiano, invece di quello tedesco, o inglese, ecc. Perch quello italiano? Perch si sa come vanno le cose: la maggiore parte delle volte la frusta rotta, Cerbero fa sciopero, il martello non si trova, il camion con la merda  ha forato, ecc..

Quindi l'esperienza insegna che, a tutti i livelli, locali, nazionali o internazionali, non vi una formula valida per tutti e per tutti i tempi e, diciamo pure, per tutti i regimi di finanziamento,  la quale ci dica quale deve essere la giusta composizione dei gruppi o quale debba essere la loro massa critica. Secondo la concezione pi moderna, sulla quale possiamo concordare, la massa critica il numero minimo di persone che consente al gruppo di porsi sulla scena scientifica come gruppo capace di una produzione scientifica "sine qua non". Come vedete allora anche con questa definizione possibile assegnare alla massa critica di volta in volta valori qualsiasi, a partire da uno.

Ci siamo spesso chiesti che cosa che  impedisce ai burocrati romani di acconsentire che vi sia una molteplicit di interessi scientifici all'interno di uno stesso  Istituto. La risposta che diamo questa: il singolo o i piccoli gruppi corrono rapidamente, spesso pi dei nostri schemi mentali e quindi ci costringe a pensare ed a ripensare alle coltivazioni del nostro orticello. Inoltre i progetti nella loro fase iniziale  si muovono spesso e volutamente alla frontiera del conosciuto e se non sono  privi di senso hanno la capacit di auto referenziarsi.  E questo se a stento sopportato dai colleghi, addirittura uno spauracchio per gli amministratori  e per i valutatori di professione.

Ma in definitiva, perch viene periodicamente portato l'attacco, anche da parte dei gruppi a  massa critica, al diritto di esistere dei piccoli gruppi o dei singoli? Perch si continua ingiustamente a criticare lutilit di finanziamenti a pioggia? Si direbbe quasi che questi provochino fastidio, costituiscano un intoppo allo sviluppo di altre masse in continuo accrescimento. Non vi dubbio che in regime di penuria di fondi la gente si attacca anche agli spiccioli e che per un gruppo di ricercatori  il potere fagocitare un individuo con i suoi strumenti ed il suo  piccolo finanziamento di dotazione ordinaria potrebbe volere dire  ad esempio acquisire maggiori possibilit operative. Quindi la penuria di fondi potrebbe  giustificare  questa mentalit. Tuttavia noi sappiamo che questa mentalit non  legata solo alla penuria di finanziamenti ordinari, ma affiora anche in regimi di grandi risorse, ed stata studiata da un punto di vista antropologico. E' espressa appunto dal concetto di " massa da accrescimento". La massa, una volta costituita, vuole crescere in fretta. Fino a quando la massa sente di crescere, specialmente partendo da circostanze rivoluzionarie,  come quando si costituiscono attivit di ricerca su filoni innovativi,  partendo da masse piccole ad alta tensione essa intravede una costrizione in tutto ci che si oppone alla sua  crescita. Ed il piccolo gruppo od il singolo per il solo fatto di esistere come tali sono di  ostacolo e di minaccia alla sua crescita.

 

I finanziamenti a pioggia.

A questo proposito dobbiamo esprimere il nostro giudizio severo sulla questione dei finanziamenti ordinari che in epoca non troppo remota in molti dei nostri Istituti venivano assegnati a pioggia a ciascun ricercatore in quantit modesta ma non affatto trascurabile. E bugiardo colui che afferma che la ricerca si fa solo in grande. E vero invece che se ciascuno ha la possibilit di sviluppare una sua idea in embrione, e ci avviene sfruttando piccoli  dotazioni di utilizzo immediato, possibile che idee valide e rivoluzionarie vedano la luce, consentendo il loro successivo sviluppo a tutti i livelli.  Ma oltre questa possibilit che di per s garantisce e sostiene la  vivacit e lentusiasmo del singolo o del piccolo gruppo, vi anche una certezza, e cio che rendendo possibili un numero maggiore di attivit squisitamente sperimentali, si stabilisce un fermento  di operazioni scientifiche elementari  non solo pensate, ma contrassegnate dal sigillo incontrovertibile del fatto sperimentale,  evento unico, creazione autentica e preludio alla scoperta scientifica,  goccia di un oceano e tuttavia contributo infinitamente pi grande del nulla della pura congettura. Stiamo parlando dei mattoni con i quali si costruisce ledificio della scienza.  Questa la base stessa del sapere scientifico ed di questo humus che qualunque sistema di ricerca ha bisogno, perch qui che si innestano ed attecchiscono le grandi conquiste. E questo il verminaio sul quale  si fondano tutte le scienze sperimentali.

Un altro importante risultato che si ottiene confermando la validit e lutilit di  questo tipo di finanziamento, che il singolo ricercatore pu presentarsi come collaboratore ad altri gruppi, con una sia pur piccola dote, rendendo la sua partecipazione maggiormente paritetica, consapevole e responsabile. Questa senza dubbio una grande risorsa per lo sviluppo spontaneo delle  vocazioni scientifiche dei giovani ricercatori. Sar interessante esaminare la produttivit scientifica di persone che operano sfruttando soprattutto questo tipo di finanziamento e confrontarla con quella di altrii grandi raggruppamenti. Poich dieci anni fa la dotazione in questione era dellordine di  10 milioni di vecchie lire,  oggi potrebbe essere adeguata una quota annua pro capite di 10 mila euro da dedicare solo ad attivit scientifiche.

Prima di affrontare i punti cruciali: finanziamento, partecipazione e libert, dobbiamo toglierci dalle scarpe alcuni altri sassolini. 

 

La dimensione dei progetti. A proposito di humus scientifico e di terreno fertile adatto alla nascita ed alla crescita di idee scientifiche, di scoperte, di nuove conoscenze, non importa se e quando saranno applicabili, perch tutti sanno che questa la ricchezza culturale dei paesi civili,  abbiamo sentito affermare da funzionari e da colleghi del  CNR vicini a  piazzale Aldo Moro che il numero elevato di  piccoli progetti o di gruppi operativi costituiti da pochi individui dotati magari di apparati strumentali e di risorse modeste  un indice di dispersione di forze, di fiacchezza culturale, di scarsa attitudine alla cooperazione, di freno nei confronti di possibili attivit di eccellenza,  causa di sprechi e in definitiva di malessere per la comunit scientifica.

A proposito di questo falso problema e a proposito della discussione sulle grandi tematiche di ricerca dinteresse nazionale (dipartimenti, centri di eccellenza, assi portanti, ecc.) che sono state proposte, noi diciamo esplicitamente che sono i progetti a sussistere costituendo limpalcatura tanto di un piccolo istituto scientifico  che di un grande centro, essendo il substrato permanente di un qualunque sistema di ricerca pubblica si voglia immaginare. Non sono  le tematiche o le linee di ricerca o la ridefinizione mestruale degli assi portanti o le dichiarate eccellenze. Queste   sono solo etichette,  con i loro titoli forzosamente riassuntivi dai significati spesso improbabili, frutto di compromessi, di arrangiamenti estetici . Con questa logica, per fare un esempio che riguarda la salute dei cittadini, oggi il governo potrebbe pretendere di rifondare una ricerca di interesse sociale-sanitario e pretendere che questa costruisca ci che lo stato ogni giorno distrugge. Alludiamo alla vendita di tabacco, al traffico su gomma, alle licenze rilasciate ai gestori di impianti per la telefonia mobile, ecc..  La scelta delle linee su cui concentrare la ricerca a scopi offensivi, o anche, diciamo noi, semplicemente difensivi, presenzialistici, solamente una scelta di politica economica generale. E questa scelta, se necessaria, anche pericolosa. Perch nel fare questo si rischia di mantenere, anzi aumentare sempre pi le situazioni di squilibrio. Vi sono esempi, come quello del progetto Manhattan, che dimostrano che ricercatori non troppo cristallizzati possono essere trasportati alloccorrenza da un campo allaltro. Quindi la ricerca di base che deve aver e sempre e comunque la priorit, perch da questa si riparte sempre quando, per fare un esempio, le nanotecnologie dovranno lasciare il posto alla tecnologie molecolari, come facile prevedere, in tempi sorprendentemente brevi.

Se ci deve essere un asse strategico, questo deve essere costituito dalla ricerca di base o fondamentale che dire si voglia, per lavanzamento delle conoscenze.

Con altrettanta consapevolezza, sempre in tema di gradi progetti e di grandi raggruppamenti tematici, dobbiamo sottolineare che l'avvenuta riduzione del numero di Istituti CNR dovuta ad i recenti  accorpamenti, stata solo una scelta  opportunistica di vertice. Spesso  piccoli Istituti si sono accorpati a scopo puramente difensivo nei confronti di un  qualche possibile (e del resto minacciato) riassetto dimperio. Non vi dubbio infatti che non stata  posta sufficientemente in chiaro n la genesi n  la ragione dessere degli Istituti accorpati, n stata segnalata in modo critico la complicazione organizzativa derivante fatalmente dalla presenza in uno stesso Istituto di  sezioni  distanti tra loro centinaia di chilometri, situazione questa  necessariamente antitetica  alle auspicate azioni di coagulazione tra gruppi di ricercatori impegnati in attivit sperimentali affini.Per non parlare degli aspetti economici deludenti al contorno. 

 

La suddivisione della ricerca.

Di fronte a questi primi approcci, dopo tanti anni di esperienza e di analisi, liberi da interessi di parte, ma non dall'ansia del tempo che corre veloce verso eventi da noi sempre meno controllabili, vogliamo contribuire a costruire qualcosa che possa valere sia nella situazione contingente che  nel medio e nel lungo periodo, sostenendo il nostro argomentare non con ipotesi, ma solamente con ci che riscontrabile dall'esperienza del nostro e degli altri paesi scientificamente avanzati. Abbiamo ascoltato i colleghi provenienti della ex Unione Sovietica, i cui caposcuola vengono sempre pi speso a trovarci per motivi di opportunit scientifica. Abbiamo fatto tesoro dellesperienza maturata in Giappone, ove una ricerca applicata finanziata a briglia sciolta negli ultimi decenni sta lasciando sempre maggiori spazi a quella di base. Dagli USA e dallInghilterra abbiamo ormai capito quale abisso separi la mentalit dei nostri imprenditori da quella dei loro. Vogliamo fornire indicazioni plausibili per orientare le scelte  di fondo, cercando soprattutto di evitare che i colleghi politici aggiungano danno al danno. Non ci metteremo a disquisire sui dettagli di facciata, ma dobbiamo prendere posizione sui temi fondamentali,  attaccando direttamente i falsi problemi che possono seminare confusione e fuorviare i nostri sforzi. Anche nella nostra favola, se cos si pu chiamare la  vicenda che stiamo vivendo fino dai tempi della   dignitosa riforma Ruberti, giunto il momento di gridare forte che il re nudo. Cio, non vero che siamo un paese di grandi cervelli di grandi tradizioni culturali e che basta una buona riorganizzazione e ridurre gli sprechi per continuare a fare bella figura. Occorre invece spendere molto di pi, senza  creare suddivisioni o etichette o revisioni strumentali, n in ordine alla tipologia del lavoro, n , bene ripeterlo con enfasi, in ordine alla tipologia istituzionale degli enti che operano nel modo della ricerca scientifica

 

I finanziamenti.

Il fatto poi che il paese non destini soldi alla ricerca viene assunto dai nostri colleghi politici come logica conseguenza del fatto che il paese non dispone di questi mezzi. Ma si tratta di una  mistificazione: infatti si tratta solo una scelta politica e quindi  il volere dirottare od imbrigliare gli sforzi e le energie mentali di un gi sparuto numero di vecchi scienziati allo scopo di  trovare soluzioni di ripiego, o peggio ancora per spacciare false soluzioni a problemi politici autentici,  a noi sembra fuorviante.

La dura realt che siamo invece scienziati di un paese ove i laboratori di ricerca hanno una strumentazione praticamente obsoleta e sono situati in aree di ricerca che costano pi di quanto i loro inquilini possono spendere. Siamo scienziati di et media improponibile, il cui tempo lavorativo preda di una burocrazia forsennata, costretti a confrontarci con finanziatori privati che, specie quando si tratta di imprese, non hanno  n la capacit n il senso della ricerca industriale, storicamente del tutto negati per questo genere di affari. Occorre che il paese sappia chiaramente che il mondo della ricerca, per quanto riguarda la produttivit industriale, non deve essere accusato di alcunch.

Il primo concetto che ci sentiamo di porre all'attenzione dei colleghi politici in quanto qualificante di ogni tipo di intervento riformatore, quello dei mezzi materiali, cio in questo caso del nobile e fruttifero denaro da investire in uomini, strutture e mezzi strumentali. Non stato detto abbastanza fortemente n in sede politica, n sindacale, che il potere disporre di finanziamenti adeguati e di posti di lavoro a tempo indeterminato paragonabili a quelli di cui dispongono gli scienziati di paesi del nostro rango, rappresenta  una condizione necessaria perch la ricerca dia  frutti copiosi. Chi il cretino di turno che finge di non aver capito questo concetto? Chi il politico ciarlatano che cerca ancora di imbrogliare lopinione pubblica su questo tema?.

Una condizione necessaria, si badi bene, ma  non sufficiente. E tuttavia, ripetiamo, necessaria. Sappiamo, perch lo abbiamo sperimentato di persona, che le nuove idee, quelle che possono portare frutti e rendere il 100 per 1, hanno percorsi tortuosi, non sono prevedibili, non sono associabili in modo semplice alle dimensioni fisiche, o numeriche od economiche dell'organizzazione che le coltiva, e soprattutto non sono programmabili. Tuttavia sappiamo anche che, se vero che con pochi mezzi e con pochi uomini possiamo raggiungere risultati talora eccellenti, anche vero che per raggiungere molti risultatati, di grande impatto sia culturale che economico, alcuni dei quali eccellenti, occorrono molti mezzi. A chi spetta spendere?. Lo sforzo maggiore in questa fase deve essere fatto dallImpresa. Se vero, come vero, che questa soffre di mancanza di produttivit e di capacit di innovazione, allora    e suo dovere e suo interesse investire. La grande impresa si organizzi. La piccola e media si coordini, si aggreghi in strutture di utilit. Questo s che un must per riorganizzare la catena  cultura-tecnologia-economia. Non andiamo a rivedere le bucce al lavoro degli scienziati pensando che da unimprobabile trasformazione stravolgente il loro ambiente naturale  si possa creare ricchezza per il paese. Vogliamo creare servizi tecnico-scientifici? Ebbene chiamiamoli servizi. Vogliamo travasare personale scientifico alle imprese perch impieghino il loro tempo a tappare la voragine aperta da decenni nel sistema produttivo? Chiamiamoli impiegati. Se poi lImpresa sar in grado di costruire e mantenere laboratori di ricerca scientifica, allora chiamiamo tutte le forze politiche e culturali del paese a raccolta e festeggiamo: questa la rivoluzione che tutti aspettavano.

Maggiori finanziamenti quindi, ma con una sostanziale partecipazione del privato.   

 

La ricerca pubblica e limpresa..

I legami tra Industria e Ricerca (pubblica o privata che sia) in Italia sono insoddisfacenti e sottoposti da una parte (il pubblico) a regolamentazioni anacronistiche e dallaltra (il privato)  a miopia e a  mancanza di cultura. Pensiamo per esempio alla parte   riguardante il costo e la propriet dei brevetti.  La colpa maggiore tuttavia, secondo noi,   dellimpresa e solo in minore misura dellorganizzazione della ricerca pubblica. Detto in termini semplici: i nostri imprenditori in generale non sono tali nel senso stretto del temine. Non sono cio avvezzi, per struttura mentale, per tradizione, diciamo pure per costituzione fisica,  n ad investire con un margine di rischio, n a documentarsi, a conoscere, e quindi a valutare situazioni di mercato a scopi aggressivi, n tantomeno a stanziare una giusta e necessaria percentuale delle loro entrate per fare innovazione. A questa fonte inesauribile di ricchezza messa a disposizione di chi la sa sfruttare dalla nostra comunit scientifica nazionale,   ancora  per poco presente sulla scena internazionale, nella maggior parte dei casi le imprese hanno guardato con diffidenza, quasi con paura,  fin dall'inizio della rivoluzione industriale, contribuendo a farla seccare ed abbandonandola ai giorni nostri al solo finanziamento pubblico. Non a caso questo, a quanto pare, in percentuale uno dei pi elevati nel modo. Non unesagerazione affermare che in Italia l'impresa oggi spende in ricerca solo se  mentre con una mano paga, con laltra incassa immediatamente il guadagno. Boschi si scandalizza perch ieri abbiamo perso lelettronica, il computer ecc., ed oggi lautomobile. Ma Marconi dove labbiamo messo?

Noi scienziati abbiamo avuto numerosi contatti a tutti i livelli con industriali e investitori, specialmente negli ultimi dieci anni, cio da quando il Governo ha ridotto i finanziamenti ed ha sollecitato azioni sul piano applicativo industriale. Abbiamo messo molte volte su di un piatto dargento  possibilit effettive di innovazione, frutto di un lavoro difficile e per noi, sia storicamente che culturalmente, diciamolo pure, estraneo. Ci siamo trasformati ed adattati un po per necessit ed un po la sfida  lanciata dai politici. In questa attivit abbiamo speso mezzi e lavoro di prim'ordine, come succede quando si tratta di avanzare proposte di innovazione di alta tecnologia di interesse industriale. Abbiamo partecipato ad incontri qualificati, con le aziende e con le piccole imprese, abbiamo dato disponibilit su tutto il fronte di nostra competenza. Ma la risposta in generale stata sostanzialmente di tipo infantile ed utilitaristico.

Abbiamo reagito di fronte alla pressione politica che ci spingeva verso linnovazione tecnologica assumendo ruoli inconsueti, nella speranza che andando a caccia di fondi avremmo riportato nei nostri Istituti mezzi  per sostenere  anche la ricerca  di base e  per pagare stipendi ai giovani. Ma cos facendo abbiamo visto che troppe volte i soldi sono arrivati in cambio dell'anima, nel senso che il progetto, assemblato costituendo cordate di adeguate caratteristiche di omogeneit, vocazione  e/o comunione di intenti, ecc., una volta messo in moto, ha mostrato la sua voracit, la necessit di dovere essere alimentato continuamente da sforzi unidirezionali, con la inevitabile rinuncia da parte dei partecipanti alla libert di scelta dindirizzo, assorbendo quasi tutto il tempo a disposizione e lasciando alla fine un suolo pi arido ed una  scarsa produzione scientifica.

Senza fondi adeguati di dotazione ordinaria, nel tentativo di  sostenere la ricerca di base in senso lato oggi noi dobbiamo accettare di lavorare per conto di un finanziatore al quale, salvo rare eccezioni, non interessano in generale n la cultura n il progresso della scienza, n la formazione dei giovani, ma solo la realizzazione hic et nunc di quello che costituisce il suo scopo particolare, e cio il guadagno immediato.

In definitiva quando il governo ci taglia i finanziamenti, ci toglie anche la libert di percorrere l'unica strada che abbiamo deciso di seguire quando da giovani laureati abbiamo aderito a questa vocazione. Viene cos rotto il patto originale: non siamo pi scienziati e diventiamo impiegati contabili e coordinatori, rendicontatori, autoprogrammatori e produttori di un lavoro improprio. Noi, dopo questa esperienza, dobbiamo ribadire un concetto che probabilmente era chiaro anche ai Fenici: e cio che la ricerca una sola, chiamiamola pure scientifica, fondamentale, o applicata, o industriale. Chiamiamola con tutti i nomi che vogliamo. Essa sostanzialmente unattivit creativa. Il resto, cio il metterla pi o meno al servizio del paese,  spetta ad una buona politica. E questa oggi deve essere una buona politica di investimento. Inoltre, come scienziati,  ribadiamo che mentre siamo disponibili ad essere sottoposti a qualunque tipo di valutazione purch sensata e corrispondente a questo tipo di attivit sostanzialmente creativa e quindi  intrinsecamente non programmabile, vogliamo essere noi stessi a decidere di volta in voltale le modalit della sua esecuzione nellinteresse generale, altrimenti il patto sociale diventa iniquo e si rompe. E' vero che ci sono le esigenze del paese ed naturale che debbano essere fissati  orientamenti e direttive affinch gli addetti ai lavori ed i pi capaci battano alcune strade invece che altre, ma a decidere le modalit questi ultimi devono e vogliono essere presenti in modo responsabile. Vogliamo essere utili al paese e vogliamo poterlo fare partecipando con autorevolezza, in spirito di libert e senza essere discriminati n in ordine allo status giuridico n in base ad altre normative anacronistiche.

Ecco quindi individuato uno dei falsi problemi cui avevamo accennato all'inizio. Lo scienziato lavora soprattutto per la gloria, e quando la gloria consiste nell'essere utile al paese, quale scienziato, in quanto tale, si tirer indietro? Viceversa se noi fossimo costretti ad essere solo dei carrieristi, attenti solo al giudizio quantitativo, alla dimensione numerica del nostro gruppo ed al budget annuale, allora s che l'approvazione di una politica della ricerca forsennata e  strumentale diventerebbe pane per i nostri denti! 

 

Le aggregazioni.

Torniamo ora ai progetti di ricerca dalle infinite e spesso incontrollabili sfaccettature, alla loro possibile sovrapposizione parziale o totale, ed alla loro razionalizzazione. Torniamo anche al concetto di aggregazione  e di massa critica, di finanziamenti a pioggia, torniamo agli accorpamenti degli Istituti. Davvero i nostri colleghi parlamentari o universitari credono che il numero e la  variegazione dei progetti, spesso tra loro scorrelati, costituisca un fatto negativo pe il sistema-ricerca?  Davvero i nostri colleghi pensano che quando  uno di noi esprime responsabilmente  un interesse fattuale per un argomento di ricerca, questo un interesse egoistico di cui, si sottintende, ci dobbiamo  quasi vergognare, per il semplice fatto che aumenta la lista delle voci di spesa? Mentre invece se una massa esprime a sua volta interessi  al plurale, questi sono legittimati, in quanto interessi, appunto, massicci? Davvero crediamo che il primo non debba avere possibilit neanche di nascere, mentre i secondi devono essere foraggiati  perch  hanno gi 18 anni, sono referenziati dal lavoro di molti altri, e consumano molte risorse? Poniamoci questa domanda. Siccome dietro ciascun progetto vi almeno un individuo in carne ed ossa,  con molti anni di esperienza e con la volont di porsi di fronte alla comunit scientifica secondo le regole del gioco, vi chiediamo: c' qualcuno dei colleghi che hanno responsabilit del buon funzionamento della ricerca che sia in grado di affermare ufficialmente, davanti alla comunit scientifica, di avere preso visione di ciascuno dei numerosissimi  piccoli progetti attivati nei nostri laboratori nel corso degli anni, di averne controllato la valenza o la vacuit, ex ante ed ex post, con tutte le sue conseguenze in termini di costi, di pubblicazioni, di attivit innescate, di citazioni e quantaltro serve per una valutazione, e di sentirsi autorizzato ad affermare che la sua soppressione ha portato o porter un qualche vantaggio sia all'Istituto che al responsabile, e che le competenze associate a quell'attivit che viene soppressa per la mancanza di un sia pur minimo finanziamento potranno comunque essere facilemente recuperate   nel momento in cui si rivelassero utili? Siamo sicuri, infine, e questo il punto ancora pi delicato delicato, che quelle competenze, quella strumentazione, quella capacit di assumere uniniziativa di ricerca, una volta affossate o dirottate forzosamente all'interno di un altro gruppo, saranno utilizzate in modo migliore? O non si correr il rischio  di avere introdotto un elemento di valore in quello che per certi aspetti potrebbe degenerare in un carrozzone, o viceversa, di avere trasformato un gruppo funzionante in un gruppo meno funzionante, oppure, come spesso abbiamo osservato, di aver buttato via qualcosa di irripetibile senza avere guadagnato nulla, il tutto all'insegna del principio della massa critica e dell'"Effetto Matteo"? Sanno o non sanno i colleghi politici che se certi   gruppi sono nati  piccoli  sono rimasti tali stato anche perch nel corso di decenni i vari tentativi e le varie spinte allaggregazione hanno portato a situazioni peggiorative o comunque sono risultati insoddisfacenti per motivi di necessit situazionale? Laggregazione tra persone deve essere spontanea, oppure una coercizione senza vantaggi.

E un dato indiscutibile  che mentre la scienza progredisce, la complessit dei problemi richiede  sempre pi frequentemente leffetto congiunto e la collaborazione di un grande numero di ricercatori che lavorino in gruppo per la soluzione  di problemi relativamente ben definiti. Cos le scoperte collettive diventano sempre pi frequenti, come testimonia il fatto che i singoli premi Nobel vengono divisi fra un numero sempre maggiore di comprimari. E stato dimostrato nel corso di unindagine statistica negli USA effettuata allo scopo di misurare la produttivit dei ricercatori, intesa o come somma delle pubblicazioni o come somma delle citazioni dei loro articoli fatte da ricercatori di altri centri, che questa  una funzione crescente della dimensione del centro entro cui lavorano, qualunque fosse la definizione adottata e fino a centri di mille persone.  IL risultato di questa indagine mostra che il fenomeno cooperativo che aumenta lefficacia del lavoro di un ricercatore quando questo sia posto in continuo contatto con altri, si spinge ben oltre il concetto do lavoro di gruppo. Il fenomeno cooperativo appare piuttosto aver un effetto di tipo ambientale.

Quindi il grande ambiente fertile che occorre sostenere, non il grande gruppo in quanto tale. Inoltre  vi  un rovescio della medaglia. Siccome difficile stabilire in generale una scala di valori oggettivi allinterno di un gruppo e tra i diversi gruppi, ecco che oggi come non mai, si fatto avanti il concetto di priorit e di eccellenza. E la priorit che conferisce in modo indiscutibile, sicuro ed immediato il valore ad un risultato ed al gruppo che lo ha conseguito. La corsa a questo valore sicuro porta i gruppi a divenire sempre pi grossi e sempre pi potenti, fino a costituire centri di potere e di strapotere che nessuna legge internazionale antitrust in grado di limitare. Che dire dei centri di eccellenza nazionali dedicati alla medicina?   A complicare le cose cՏ il fatto che lo spirito di competitivit alberga sia nelluomo che nelle nazioni impegnate in una sfida scientifica. E non vi dubbio che tutti ammettiamo che questa competitivit madre di progresso. La considerazione di questi ingredienti esplosivi dovrebbe essere sufficiente a fare s che il legislatore quando pone mano al riordino di un sistema-ricerca nazionale non si abbandoni a schematismi o a procedure abbreviate, e soprattutto non eviti il contradditorio di una parte importante in causa, e cio, in questo caso,  degli scienziati, perch le cose non sono affatto semplici.

 

La partecipazione.

Esiste un insieme di legami tra scienza e societ e la storia ci dice che da una societ diversa nasce non solo un uso diverso della scienza, ma persino una scienza diversa. La ricerca scientifica rappresenta nello stesso tempo uno strumento di progresso tecnico ed anche un modo di fare cultura. La scienza quindi allo stesso tempo strumento e protagonista di cultura e quindi di progresso economico. Ne consegue che  la sua organizzazione non deve essere affidata solo al governo n, per lo stesso motivo, ai soli specialisti. Quindi, a buon diritto, noi chiediamo e pretendiamo che anche la partecipazione degli specialisti debba essere obbligatoria.

Crediamo che oggi pi che mai sia utile ribadire la necessit che un paese come il nostro destini una parte sostanzialmente pi consistente delle proprie risorse, non solo pubbliche,  per sostenere la Ricerca Scientifica e che questa diventi in un futuro quanto pi prossimo un'attivit unificata ed unificante, senza le ormai insostenibili frammentazioni che vedono impegnati con gli stessi compiti, gli stessi interessi e con le stesse capacit scienziati appartenenti ad Enti Pubblici, ad Istituti Nazionali, ad Universit e quant'altro. A questo proposito come possiamo giustificare il crescente numero di lavori di tesi di laurea, di dottorato di ricerca, di addestramento, di specializzazione svolti nellambito di Istituti del CNR, se non ammettendo la sostanziale unitariet e concomitanza del lavoro di formazione e di ricerca? LUniversit ha compito primario dellinsegnamento superiore. Ma oggi non pi la sola a sostenere questo ruolo. L'importanza dellunitariet  degli sforzi da compiere per  il trasferimento delle conoscenze apparsa in tutta la sua evidenza in questi ultimi mesi a motivo della gravissima crisi occupazionale che attraversa la nostra industria e del dibattito politico che ne derivato.

Forse questa un'occasione buona affinch l'uomo comune capisca  quali sono i rischi e le conseguenze derivanti dell'avere trascurato per decenni un settore nevralgico per l'economia nazionale come quello di una  ricerca scientifica unificata e della sua potenza di trasformazione

 

La libert di ricerca.

Sebbene questo sia un vecchio tema non bisogna mai avere paura di riaffrontarlo e di riscoprirlo, fino alla nausea. Come una genitore non perde occasione per ripetere al figlio che deve studiare, che non deve fumare, che deve lavarsi i denti, ecc, fino a rendersi antipatico, ossessivo, sapendo quanto sia opportuno insistere, cos anche noi dobbiamo vegliare e sorvegliare con unazione diuturna in difesa della libert. Infatti siamo   portati  a dare per scontato il possesso di un  valore  cos  importante e  cos capitale, come quello delle libert democratiche, che il rischio di perderlo quasi quotidiano. Come si difende la nostra libert di ricerca? Diffidando del conformismo e delle maggioranze schiaccianti! Un nostro collega prendendo la parola nellAssemblea di un Istituto del CNR, dopo che questa quasi allunanimit aveva da poco realizzato il sogno di avere un ricercatore interno alla direzione dellIstituto, esclam: "ecco, signori, il tempo dei liberi pensatori finito". Pochi giorni dopo il Consiglio Scientifico dell'Istituto approv la chiusura di una linea di ricerca appena istituita (appunto, dai  liberi pensatori) perch giudicata non competitiva, improduttiva, priva di massa critica, pure ammettendone la valenza scientifica. Risultato: dopo alcuni mesi vi fu  Istituto il rientro dalla finestra di ci che era stato cacciato dalla porta, con il conseguente ed inevitabile spreco di mezzi e di energie intellettuali, e soprattutto, mandando in pensione il senso del ridicolo. Quando si opprime la libert si opprime la verit e fatalmente si spende di pi.

Noi riteniamo che non vi sia  libert di ricerca se non vi sono mezzi sufficienti affinch a tutti sia consentito di  agire in modo responsabile secondo una vocazione comprovata dopo anni di studi e di training. Questo il principio da salvare. Fuori da questo principio vi solo contraffazione, sopraffazione, asservimento. Fuori da questo principio non vi sono garanzie n democratiche n di risultati. Purtroppo quando non vi sono mezzi finanziari questo principio   facilmente  violato. Solo uomini carismatici ed illuminati posti sul campo alla guida delle attivit di ricerca potrebbero sopperire in parte a questa mancanza, ma questi uomini non sono compresi in nessun catalogo e comunque sono troppo rari e noi non possiamo guardare a questo tipo di soluzione.

Siamo rimasti colpiti dalla penuria degli interventi con i quali i colleghi politici hanno posto laccento sulla progressiva obsolescenza delle attrezzature scientifiche di cui disponiamo mediamente n Italia, nonch sullet avanzata dei ricercatori attivi.   Qualcuno continua a pensare che l'aggregazione di risorse umane e strumentali in gruppi di alcune decine di persone, quindi competitivi per numero e (possibilment)e eccellenti per competenze, debba essere la soluzione dei problemi connessi con lacquisizione di un'apparecchiatura di punta, e con la partecipazione a pieno titolo a progetti internazionali o con la costruzione di  centri di eccellenza. Ma anche i Fenici sapevano  che prima vengono le eccellenze e poi con queste si fa il centro deccellenza. Secondo la nostra esperienza ci che succede con questo tipo di strategia che la massa costituita con questo scopo finisce con l'auto-strutturarsi in una massa di accresciamneto e di servizio, al servizio cio non solo di un caposquadra intraprendente (che in definitiva sarebbe il male minore), quanto di un apparato e di unattivit cui i singoli si trovano agganciati senza avere a disposizione spazi temporali o mentali per dedicarsi allo sviluppo di alcunch, impossibilitati di intraprendere studi approfonditi,  avulsi o   inerenti allargomento imposto dalla stessa committenza. La crescita e lefficienza del gruppo vengono immediatamente controbilanciate da due Moloch inesorabili: il servizio e la manutenzione. Questi sono inizialmente ignorati sullonda dellentusiasmo costitutivo, ma finiscono presto con occupare un posto importantissimo nella successiva pianificazione delle operazioni che gli scienziati debbono compiere per mantenere in vita il gruppo, la sua facciata,  e loro stessi.

Un'altra dimostrazione questa che mezzi finanziari inadeguati e libert di ricerca possono essere tra loro  incompatibili.

 

I giovani.

Un capitolo non certo a parte deve essere dedicato al destino delle giovani leve. E mai possibile, ci chiediamo, che la nostra esperienza basata su diecine di anni di lavoro e costata diecine di miliardi alla collettivit, vada perduta nel giro di  pochi mesi per mancanza di ricambio? Con quale spirito un Direttore dIstituto dovrebbe vantarsi nellesibire nel bilancio un elenco nutrito di borsisti, assegnisti, contrattisti, dottorandi, tesisti ecc, se questi giovani sono di fatto costretti a sacrificare ogni loro sia pur minima volont di iniziativa scientifica, per quanto primitiva, per quanto ingenua, ma pur sempre vivida e dissacrante come si conviene alle nuove generazioni, presi comee sono a versare tutti i giorni tonnellate di pietanze sacrificali nel ventre insaziabile di un progetto su committenza, per la costruzione di una facility al limite del proponibile e del credibile, o di un progetto finanziato da  contabili che vogliono indietro la loro libbra di carne?  A coloro che ci ricordano che    non si pu avere la botte piena  e la moglie ubriaca  noi rispondiamo  ricordando  che i peggiori nemici della formazione scientifica  sono lorologio, lobbligatoriet del risultato e lassenza del maestro. E  tutti e tre questi nemici sono fatalmente presenti nel sistema italiano. Lorologio rappresentato dal limite temporale dei contratti di lavoro. Lobbligo del risultato fa parte del contratto di committenza da cui provengono i soldi per pagare le persone. Quanto al maestro, come noto a tutti, questi costretto ad immergersi sempre pi nelle scartoffie e ad occupare il tempo a trovare soldi, a curare limmagine del gruppo ed a rompere i coglioni ai colleghi in una insensata gara a chi pi produttivo.

I giovani non devono essere costretti a vendere anima e corpo n ai capireparto n allIstituzione che li ospita. Devono essere sempre se stessi,  lavorando molto per apprendere e per mettere alla prova le loro idee scientifiche,  nella consapevolezza che ciascuno fa molto di pi di ci che crede di fare, ma molto meno di ci che crede di potere fare, sia da solo che assieme ad altri.

Approfittiamo di questo adagio per osservare ancora i disastri apportati dalla situazione di penuria di fondi. Non si tratta solo di frenare lesodo di scienziati di valore allestero. Questo tipo di emorragia sar sempre presente poich ai migliori vengono offerte condizioni di lavoro e stipendiali migliori,  e questi le accettano secondo le leggi della domanda e dellofferta. Il paese pi ricco e pi lungimirante paga di pi e vince il confronto con le nazioni pi povere, ma anche con quelle tirchie o matrigne. Il problema pi serio invece, secondo noi,  quello che oggi deve affrontare lItalia, e cio: come utilizzare un grande patrimonio intellettuale? La risposta ancora una sola: con investimenti. Ecco intanto cosa ci sembra che stia succedendo.

I ricercatori degli enti pubblici continuano a vivere in una realt schizofrenica. Nello stesso tempo si immaginano un'attivit scientifica, ne proclamano un'altra e ne fanno, quando possono, una terza, cio quella di cui sono sinceramente innamorati. Diciamo quando possono perch anche quando vi disponibilit di mezzi il carico burocratico diventato semplicemente assurdo. La rivoluzione informatica nellamministrazione degli enti di ricerca ha fatto s che ciascuno di noi deve sbrigare pratiche e documenti tutto il giorno, a scapito del lavoro scientifico. Quello della elefantiasi burocratica un punto importante. Per un giovane, dopo le prime disillusioni, lo spirito di avventura e di scoperta invecchia rapidamente, gli insuccessi scientifici dovuti allo scarso approfondimento delle tematiche diventano consueti e l'ambiente contaminato in modo pressoch irreparabile dalla contabilit, dalla valutazione numerica e  da una competizione sterilizzante.

 

Le  conclusioni.

Queste brevi considerazioni non hanno la pretesa di costituire n un quadro di riferimento organico n un insieme di linee guida. Servono semmai ad indicare alcuni aspetti focali della natura stessa del lavoro di ricerca che il paese, a quanto pare, intende riorganizzare in quattro mesi. Alcune conclusioni assai semplici che ne derivano sono le seguenti.

1)               Spesa: il lavoro di ricerca deve svolgersi in un ambiente fertilizzato a tappeto, con mezzi finanziari adeguati, disponendo di mezzi e di posti a tempo indeterminato in numero sufficiente ad assicurare un rapido recupero di organico.

2)               Partecipazione: per essere allaltezza dei tempi il lavoro deve essere riorganizzato e tenuto sotto controllo con una maggiore  partecipazione diretta dei  protagonisti attivi

3)               Unitariet: un lavoro di ricerca che vede divisi i protagonisti in classi diverse per stato giuridico e per normativa, con divisioni sostenute da motivazioni oramai storicamente superate non pu essere pi credibile.

4)               Libert: la libert scientifica e la disponibilit di finanziamenti adeguati  vanno di pari passo.  

 

              Iginio Longo, IPCF-CNR/Area di Pisa-