From: Sergio Bartalucci, 17/09/2002


Cari Colleghi dell'ANPRI,

quale ricercatore dell'INFN, iscritto all'ANPRI da parecchi anni, permettetemi qualche commento al vostro APPELLO e ASSEMBLEA GENERALE PER LA RICERCA, pervenutomi il giorno precedente la grande Assemblea del 10 settembre nell'Aula Magna del CNR a Roma. Condivido la prima metà circa del Documento, soprattutto laddove si evidenzia la disattenzione della classe politica nei confronti della Ricerca, che ha ridotto gli Enti Pubblici a serbatoio di risorse e opportunità di gestire il potere per la lobby universitaria (troppo potente in Parlamento) e a territorio di caccia di tessere e consensi per la lobby sindacale.
Sono meno d'accordo invece sul fatto che la dirigenza di nomina interna sia di per sè rilevante per il buon funzionamento di un EPR. Nel caso dell'ENEA, c'è stato un Presidente di indiscutibile prestigio scientifico, come il Prof. Cabibbo (9 anni all'INFN, 6 anni all'ENEA), che non ha saputo frenare il declino dell'Ente, evidenziato dalla riduzione continua dei finanziamenti.
Quanto all'INFN, i suoi successi sono da ascrivere a ben altri fattori che la scelta di un Presidente Interno:
- la materia d'indagine, la fisica delle alte energie, la cosiddetta 'Big Science', capace (fino a poco fa) di riscuotere grande interesse a livello internazionale;
- l'ingente finanziamento pubblico, dovuto soprattutto all'abile lavoro politico del Prof. Zichichi, che finora ha evitato all'Ente la fatica di cercare altri committenti;
- il fatto che la maggior parte dell'attività si svolgesse presso laboratori esteri, con evidenti vantaggi in termini di di crescita professionale e soprattutto d'incremento retributivo (missioni contratti CERN etc.);
- il rapporto di simbiosi con i docenti universitari, che hanno trovato nell'INFN il dominio perfetto per esercitare il potere, altrimenti difficile nell'Università.
Se il risultato complessivo per l'Ente è stato ottimo, lo è stato molto meno per la comunità dei ricercatori interni, che non ha mai avuto nessun peso nella gestione dell'Ente. E le vostre osservazioni sulla passività dei Presidenti di fronte ai loro padrini politico-sindacali valgono anche per l'INFN.
Quello che assolutamente non condivido sono le vostre considerazioni sull'autoreferenzialità e sul controllo politico: la prima è un rischio onnipresente nella società Italiana (basti pensare alla Magistratura!) da cui la Ricerca non è certo immune, quanto al controllo politico sull'attività degli Enti, esso è doveroso e imprescindibile, proprio per assicurare che la Ricerca Scientifica sia una cosa non soltanto utile, ma anche utile al Paese. Purtroppo ho sentito in Assemblea esprimere stupore e fastidio di fronte a questo concetto, guarda caso proprio dal Presidente del CNR.

Non so se la bozza di riforma fatta circolare corrisponda alle reali intenzioni del Governo: se così fosse, la giudicherei come un primo passo che va nella direzione giusta, a cui ne dovranno seguire altri, ben più spinti e tali da investire anche lo stato giuridico dei ricercatori. Pazienza se durante questo processo dovessero venire sacrificate alcune nicchie di eccellenza: ciò è necessario, se vogliamo una riforma vera e profonda, che non può che essere totalizzante.
Credo che ormai la maggior parte dei Ricercatori siano stufi di riforme-burla, che non danno stabilità e certezze al loro lavoro, ma desiderino veramente il cambiamento.

Cordialmente

Sergio Bartalucci
Ricercatore INFN