ANPRI

Associazione Nazionale Professionale per la Ricerca

COMUNICATO 6 SETTEMBRE 2002
APPELLO E ASSEMBLEA GENERALE PER LA RICERCA

Il grido di allarme contenuto nell'appello che alcuni ricercatori e scienziati hanno sottoscritto per contestare un piano segreto, del MIUR o addirittura del Governo, di riforma-distruzione degli Enti Pubblici di Ricerca (piano finora smentito ma purtroppo credibile) è totalmente condivisibile.

E' certamente bene che tutta la comunità scientifica si mobiliti, andando oltre gli schieramenti politici, per difendere e salvare la ricerca scientifica italiana, che è certamente in una situazione di sofferenza e a rischio di irreversibile decadenza..

L'ANPRI auspica che tale mobilitazione sia la più ampia possibile e che però non si esaurisca nella sola contestazione di quella specifica proposta di riordino. E' infatti necessario che la comunità scientifica dica a chiare lettere che la ricerca pubblica italiana rischia di morire di pessima morte anche se quel progetto di riordino-privatizzazione non fosse mai presentato, che è vero che la ricerca ha urgente bisogno di maggiori finanziamenti per non morire, ma che sta comunque morendo uccisa dalla classe politica italiana che nella sua generalità, e non solo da adesso, è sempre stata disattenta nei confronti della ricerca, badando soltanto agli aspetti di gestione di potere.

Fino ad oggi, purtroppo, la comunità scientifica non è stata capace di sensibilizzare l'opinione pubblica sugli scempi che i vari governi perpetravano per difendere gli interessi di varie lobby e corporazioni.

Quando a metà degli anni settanta, i ricercatori e i loro Enti sono stati buttati nel parastato - trasformati in "Collaboratori Tecnico Professionali" - per biechi interessi di sottogoverno, senza che la "politica" si domandasse se ciò era produttivo o no per la ricerca italiana, la comunita' scientifica non ha preso posizione.

Quando, all'inizio degli anni novanta è caduto il progetto politico di un grande e moderno sistema della ricerca basato sulla mobilità fra Enti e università e sull'equiparazione concorsuale e retributiva fra docenti e ricercatori degli Enti, la classe politica si è mostrata indifferente e la comunità scientifica universitaria si è rallegrata di essere riuscita a mantenere il suo status.
I mass media e l'opinione pubblica non si sono accorti di niente e la scienza è stata considerata come un'attività di rappresentanza o come uno sport di elite: la caccia al premio Nobel.

La mancanza di vocazione scientifica dell'Italia è stata ritenuta "strutturale", la scarsità di investimenti da parte dell'industria è stata talvolta addirittura imputata come colpa della scienza, rea di non svolgere "ricerca socialmente utile" e di non dedicarsi al "trasferimento tecnologico".

Sulla base di queste teorizzazioni, la classe politica, attraverso diversi governi, ha realizzato un controllo sempre più stretto degli Enti di ricerca, evitando le rappresentanze e le dirigenze interne e nominandone Presidenti e Consigli Direttivi, scelti in base a criteri di appartenenza politica o sindacale, spacciando poi per "autonomia della ricerca" la totale "incontrollabilità" di tali Presidenti e CD.

Non è un caso che il primo Ente in cui si sia affermato il principio della dirigenza di nomina politica sia stato il CNEN nel suo passaggio ad ENEA , mortificandone così il patrimonio di ricerca e non inquadrandolo - fino a oggi! - nel comparto degli Enti di ricerca, mentre l'unico Ente in cui resiste il principio di una scelta del Presidente dall'interno e di un ruolo istituzionale dei rappresentanti dei ricercatori sia invece l'INFN, la cui eccellenza scientifica è riconosciuta a livello Nazionale e internazionale.

La vera autonomia della ricerca, intesa come autonomia della classe scientifica nel governo degli Enti di ricerca, non solo non è stata perseguita, ma quando reclamata dagli scienziati, è stata bollata di "autoreferenzialità"; la subordinazione della ricerca alla politica, pertanto, è stata contemporaneamente una prassi e una teoria; l'intenzione di applicare le regole dello "spoil system" alla ricerca non ne è che l'ultima, sciagurata, conseguenza.

I Presidenti degli Enti e i loro consiglieri, per non disturbare i loro padrini politici, non hanno tutelato nè la ricerca nè i ricercatori: hanno così limitato le loro richieste, penalizzando i fondi ordinari di ricerca, le retribuzioni dei ricercatori, il loro reclutamento, le loro carriere e il loro stato giuridico. Oggi, la professione di ricercatore non è certo un obiettivo appetibile per i giovani più dotati e intraprendenti. E' in questo quadro che hanno dovuto vivere, o meglio "sopravvivere", i ricercatori e gli stessi Enti di ricerca .

L'ANPRI è convinta che la comunità scientifica italiana abbia la responsabilità di contrastare tale declino, usando le armi della ragione e dell'autorevolezza scientifica, sapendo guardare e indicare lontano, sostenendo lo stretto rapporto fra lo sviluppo scientifico e lo sviluppo generale, combattendo la prospettata distruzione del sistema scientifico senza per questo arroccarsi nella difesa a oltranza degli Enti e delle loro dirigenze così come attualmente sono.

Per tutti questi motivi l'ANPRI sarà sempre a fianco della comunità scientifica e di chi punti allo sviluppo scientifico del nostro paese, sostenendo con forza la valorizzazione del capitale umano contro ogni ipotesi di controllo politico.

Il Segretario Generale ANPRI
Bruno Betrò