Venti di ristrutturazione della rete scientifica al CNR. Ma ai ricercatori e tecnologi non è consentito partecipare


Una nuova stagione di caccia che si è aperta al CNR ormai da alcuni mesi, con gli Istituti piccoli o grandi e le loro sedi secondarie nel ruolo di tordi e beccacce, la chiusura e la derubricazione a sede di lavoro di diverse piccole sedi secondarie. Ciascun Direttore di Dipartimento sta procedendo, più o meno lentamente, in tal senso.

In questi giorni, però, il processo ha forse subito un’improvvisa accelerazione, a seguito della richiesta ai Direttori di Dipartimento, da parte del Presidente del CNR, di fornire rapidamente un piano di riduzione del numero degli Istituti, piano da sottoporre al Consiglio Scientifico Generale.

Cosa giustifica tanta fretta nel mettere in piedi una riduzione del numero di Istituti e una radicale riconfigurazione delle strategie scientifiche del CNR con modalità che escludono totalmente i ricercatori e tecnologi, i loro rappresentanti negli attuali Consigli di Istituto, nonché quelli che, stante alle modifiche allo Statuto approvate dal CdA, faranno parte dei Consigli di Dipartimento?

Una ristrutturazione-lampo della rete, nel momento in cui si apre una nuova fase di concreta rappresentanza di R&T nel governo scientifico dell’Ente, appare invero come un colpo di mano, incomprensibile ed inaccettabile.

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Questa notizia è stata pubblicata nella Newsletter ANPRI del 26 giugno 2017.

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