Il nuovo statuto del CREA all’esame delle Commissioni parlamentari


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La 9ª Commissione “Agricoltura e produzione agroalimentare” del Senato ha avviato lo scorso 20 settembre l’esame dello schema di decreto ministeriale di adozione dello statuto del CREA (Atto n. 331), in attuazione dell’art. 1, comma 381, della Legge 190/2014. Il parere della Commissione deve essere formulato entro il prossimo 13 ottobre.

La relatrice Cantini (PD) ha illustrato il provvedimento, rilevando che le maggiori diversità rispetto allo statuto precedente del CRA si riferiscono agli organi del nuovo ente di ricerca: i componenti del Consiglio di Amministrazione vengono ridotti da sette a quattro, mentre l’organo di coordinamento e di indirizzo scientifico, precedentemente il “Consiglio dei dipartimenti”, è ora il “Consiglio Scientifico” che, conservando le attribuzione del Consiglio dei Dipartimenti, assume una denominazione in linea con quanto previsto per gli altri enti di ricerca.

Nella seduta successiva della Commissione, del 21 settembre, l’esame del decreto di adozione dello statuto del CREA è stato abbinato al decreto ministeriale di approvazione del Piano triennale della ricerca e del Piano di razionalizzazione della rete di ricerca del CREA (Atto n. 332), sul quale il Servizio Studi del Senato ha predisposto un Dossier illustrativo.

L’atto del Governo ha i suoi presupposti nella istituzione del CREA disposta dalla Legge di stabilità 2015, dove si affidava al Commissario straordinario il compito di predisporre un piano di interventi per il contenimento della spesa e la riduzione del numero delle sedi dell’Ente e un piano triennale di ricerca straordinario finalizzato all’introduzione delle nuove tecnologie.

Il Piano della ricerca individua alcuni obiettivi strategici, da perseguire attraverso specifiche linee di ricerca nel prossimo triennio: a) contribuire ed aumentare la competitività internazionale e nazionale delle imprese agricole, agroalimentari e agroindustriali italiane (anche attraverso innovazioni di prodotto e di processo); b) migliorare la sicurezza, la qualità, la sostenibilità (economica, sociale e ambientale) dell’agricoltura italiana; c) diffondere un sistema della conoscenza del comparto e del made in Italy attraverso una comunicazione scientifica, tecnica e divulgativa adeguata.

Il Piano di razionalizzazione della rete di ricerca del CREA prevede la drastica riduzione delle strutture di ricerca da quarantotto, tra Centri e Unità di ricerca, a soli dodici Centri di Ricerca, dislocati sull’intero territorio nazionale, cui si aggiunge l’Amministrazione centrale; presso ogni Centro di Ricerca, ferma restando l’unicità della direzione, l’attività di ricerca sarà svolta presso una o più articolazioni territoriali (Sedi).

Le competenze scientifiche dei Centri del CREA saranno organizzate per discipline tematiche (genomica e bioinformatica, agricoltura e ambiente, difesa e certificazione, ingegneria e trasformazioni agroalimentari, alimenti e nutrizione, politiche e bioeconomia) e per filiere produttive (cerealicoltura e colture industriali, colture arboree, viticoltura ed enologia, orticoltura e florovivaismo, zootecnia e acquacoltura).

Le senatrici Cantini (relatrice sull’Atto del Governo n. 331) e Albano (relatrice sull’Atto del Governo n. 332) hanno fatto propria la richiesta di una audizione del Commissario straordinario del CREA, Salvatore Parlato.

La bozza di Statuto, nella versione attuale, non appare in linea con quanto previsto dallo schema di decreto delegato per la riforma degli enti di ricerca, approvato dal Governo il 25 agosto scorso. Non vi è alcuna menzione, infatti, del recepimento della Carta Europea dei ricercatori, e nel Consiglio di Amministrazione non vi è alcun rappresentante dei Ricercatori e Tecnologi dell’ente (come pure la stessa ANPRI aveva richiesto al Commissario in fase di esame della bozza). Il Consiglio Scientifico (CS) è composto da 6 membri, oltre al Presidente del CREA. Fra questi, solo due sono i rappresentanti dei Ricercatori e Tecnologi; inoltre, le funzioni del CS, oltre all’elaborazione del Piano triennale , non sono chiare, in quanto rimandate al Regolamento di organizzazione e funzionamento, da redigere e adottare dopo l’approvazione dello Statuto.

Considerato che sono quasi passati due anni dal commissariamento del CREA, e che uno dei primi compiti per il nuovo ente consisteva proprio nella definizione dello statuto, sarebbe opportuno che questo venisse rivisto fin da ora alla luce di una completa conformità con il decreto delegato di riforma degli EPR, evitando di doverlo riscrivere nei prossimi mesi.

 

Questa notizia è stata pubblicata nella Newsletter ANPRI n. 16 del 29 settembre 2016.

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