Comunicato del 13 gennaio 2016. Nomina dei Consigli Scientifici di Dipartimento: umiliati i suoi Ricercatori e Tecnologi

 

Il CNR sembra non voler perdere alcuna occasione per umiliare i suoi Ricercatori e Tecnologi.

Prova ne è la proposta che arriverà domani al CdA sui criteri di scelta del componente dei Consigli Scientifici di Dipartimento che, ai sensi dell’art 8 del ROF, “è scelto a seguito di procedure di consultazione dei ricercatori e tecnologi componenti dei consigli di istituto degli istituti afferenti secondo le modalità stabilite con delibera del consiglio di amministrazione tra scienziati aventi i requisiti stabiliti dallo statuto che non siano in servizio presso gli istituti afferenti o associati alle attività degli stessi istituti”.

La proposta del CNR prevede che “ogni Direttore di Istituto dovrà convocare i membri del Consiglio di Istituto con profilo ricercatore e tecnologo al fine di indicare un nominativo quale proposta di componente del consiglio scientifico del Dipartimento di afferenza”. Tale nominativo “dovrà, ove possibile, integrare, in termini di copertura delle aree scientifiche e delle attività del Dipartimento, la composizione del consiglio scientifico di dipartimento rispetto ai quattro componenti scelti dal Presidente”. Quindi, raccolte “le proposte ricevute dagli Istituti afferenti”, ciascun Direttore di Dipartimento proporrà “al Presidente una rosa di tre nominativi, scelti fra quelli proposti dagli Istituti, verificando la sussistenza dei requisiti richiesti e valutando la completezza del consiglio scientifico in termini di copertura delle aree scientifiche e delle attività del Dipartimento, rispetto ai quattro membri già scelti dal Presidente”.

Si vogliono quindi ridurre le “procedure di consultazione” previste nel ROF ad una mera indicazione di un nominativo da parte di ciascun Istituto, lasciando che siano altri, i Direttori di Dipartimento e il Presidente, e non i Consigli di Istituto, a scegliere il quinto Consigliere (la scelta degli altri 4 spetta già all’onnipotente Presidente, sentito il Direttore del Dipartimento), utilizzando addirittura una procedura a due step, al fine di evitare in ogni modo la presenza di un Consigliere sgradito sia al Presidente che al Direttore di Dipartimento.

Ridicolo è, a nostro avviso, il celato tentativo di giustificare tale procedura con l’intenzione di “integrare, in termini di copertura delle aree scientifiche e delle attività del Dipartimento, la composizione del consiglio scientifico di dipartimento rispetto ai quattro componenti scelti dal Presidente” perché i nuovi Dipartimenti del CNR, in particolare quello di “Ingegneria, ICT e tecnologie per l’energia e i trasporti” e quello di “Scienze umane e sociali, patrimonio culturale”, sono così eterogenei nella loro composizione che neanche un Consiglio scientifico di 9 membri riuscirebbe a coprire adeguatamente le aree scientifiche del Dipartimento, come le commissioni dei concorsi ex art. 15 in corso stanno a dimostrare.

La procedura proposta è, inoltre, in aperta violazione della Carta europea dei ricercatori, sottoscritta nel 2005 anche dall’allora Presidente del CNR, che invece, saggiamente, afferma che “è del tutto legittimo, nonché auspicabile, che i ricercatori siano rappresentati negli organi consultivi, decisionali e d’informazione delle istituzioni per cui lavorano, in modo da proteggere e promuovere i loro interessi individuali e collettivi in quanto professionisti e da contribuire attivamente al funzionamento dell’istituzione”.

Ci sarebbe sembrato molto più logico e semplice prevedere che i Ricercatori e Tecnologi dei Consigli d’Istituto eleggessero il quinto componente del proprio Consiglio Scientifico di Dipartimento all’interno di una rosa di scienziati che avessero presentato pubblicamente la loro candidatura.

E allora è inevitabile chiedersi: perché tanta ostinazione dell’Ente nei confronti dei propri Ricercatori e Tecnologi? C’è tanta paura delle nostre scelte? O forse c’è disprezzo nei nostri confronti?

Gianpaolo Pulcini
Segretario Nazionale, Responsabile CNR