Sul taglio delle piante organiche al CNR, e non solo

Riceviamo, e pubblichiamo con grande piacere, la lettera inviata da un collega del CNR che, partendo dall’iniziativa dell’ANPRI contro i tagli alle piante organiche dei livelli apicali di Ricercatore deliberate dal CdA del CNR, delinea (magari con una punta di pessimismo) un futuro del CNR molto preoccupante se i vertici dell’Ente, e non solo loro, continuano a dimenticare che sono i Ricercatori e i Tecnologi impegnati nelle attività di ricerca a mantenere in vita l’Ente e a dare un senso alla sua esistenza.

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Cari colleghi tutti,

forse è sfuggito ai più (e curiosamente anche all’ANPRI, il cui appello ho firmato, seppur con perplessità) che il CdA sembrerebbe aver invece incrementato la pianta organica dei Dirigenti Tecnologi (da 50 a 64, a fronte di 37 in servizio).

Qualche demagogo potrà ipotizzare che vi sia una correlazione statistica con il fatto che non pochi fra gli attuali 16 Primi Tecnologi occupano posizioni di grande potere in Sede Centrale e che non pochi di essi siano direttamente riconducibili ai Sindacati Confederali.

Per questi profili, i recenti concorsi articolo 15, per pura coincidenza mai impugnati né ritardati, hanno già prodotto lunghe liste di idonei.

Cari colleghi tutti, sono i Ricercatori e Primi Ricercatori e Dirigenti di Ricerca che garantiscono che giovani scienziati possano avere un dignitoso contratto da Ricercatore III livello, seppur a tempo determinato.

E come ben sapete, per reperire i fondi necessari, ci vuole molta fatica, tempo, dedizione, amore del proprio lavoro, e enorme rispetto umano e professionale per chi non gode della stabilità di cui noi, a tempo indeterminato, godiamo.

E come ben sapete, per reperire i fondi necessari, spesso è necessario esporre i costi del lavoro del proponente, Ricercatore, Primo Ricercatore o Dirigente di Ricerca a tempo indeterminato, per coprire la quota di finanziamento, o comunque per coprire costi non eleggibili (IRAP non eleggibile UE, quote non ammortate di strumentazione, “buchi” fra un progetto e l’altro, ecc, costi generali dell’Istituto, costi dell’Area di Ricerca).

E come ben sapete, in sede di valutazione dei progetti, entra anche il curriculum dei proponenti, misurato in relazione alla propria anzianità anagrafica. E quindi mal si presenta chi, rispetto ai concorrenti accademici o di altri EPR italiani ed esteri, è rimasto al “palo”, non per incapacità propria ma perché le risorse per i suoi avanzamenti sono utilizzare per pagare avanzamenti di profili professionali diversi.

È quindi, strumentale alla capacità di garantire condizioni occupazionali con contratti di lavoro dipendente e non meri assegni che vi sia un equilibrio fra gli organi di Ricercatore, di Primo Ricercatore e Dirigente di Ricerca. Il DPR 171/1991 aveva fissato questi rapporti in 40%, 40% e 20%.

Cari colleghi tutti, forse non è ancora stato digerito dai tutti che l’art. 3 del Regolamento di Organizzazione e Funzionamento dell’Ente prevede che ai servizi “essenziali ed “aggiuntivi” dell’Area di Ricerca si provveda con “risorse esterne provenienti dagli istituti”.

Ed il regolamento non prevede un limite, potrebbe anche essere il 99% del riscaldamento, energia elettrica, acqua, guardiania, pulizie, ed ogni altra spesa attualmente contabilizzata dalle Aree.

E poiché i soldini negli Istituti non li portano solo i Direttori, ma soprattutto i Ricercatori, Primi Ricercatori e Dirigenti di Ricerca, è funzionale alla mera esistenza delle Aree di Ricerca che i proponenti abbiamo un peso idoneo a massimizzare le “risorse esterne”.

Al contrario sfugge invece in quale modo risulti vantaggioso per gli aspiranti a Ricercatore l’aumento della pianta organica dei Dirigenti Tecnologi Amministrativo-Gestionali e di tutte le altre figure professionali per i quali sono state incrementate le posizioni apicali.

Cari colleghi tutti, è evidente che siamo in fase di vacche magre, siamo in un conflitto di interessi, apparentemente tutti legittimi, fra lavoratori di profili diversi.

Il punto è se siano da preferire, nell’interesse collettivo, gli interessi di chi produca il foraggio o di chi continui a mungere senza tregua la vacca già troppo magra fino alle estreme conseguenze.

E se la vacca dimagrisce ulteriormente o muore (ossia si riduce o cessa il Fondo Ordinario Enti di ricerca con cui si pagano gli stipendi a tempo indeterminato), chi ha 30-40 anni, un dottorato di ricerca, ed una credibilità scientifica e manageriale riconosciuta a livello internazionale, sarà costretto a guadagnare di più all’estero.

Gli altri, che per alterne vicende della vita non sono nelle stesse condizioni, saranno nella migliore delle ipotesi, messi in mobilità verso altra amministrazione dello Stato. E potrebbero trovare, nell’amministrazione di destinazione, contratti molto meno generosi di quello che certi demagoghi sono riusciti a ottenere al CNR.

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Romeo Beccherelli

Primo Ricercatore CNR

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Questa notizia è stata pubblicata nella Newsletter ANPRI del 23 luglio 2015.

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