PNRR: CRESCITA SOSTENIBILE E RICERCA. …FORSE E’ MEGLIO RICOMINCIARE DA TRE

Il piano per la ripresa dell’Unione Europea (Next Generation EU) e la sua attuazione in Italia attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) hanno come obiettivo una crescita sostenibile nel lungo termine. La ricerca riveste un ruolo centrale nel conseguimento e, ancora di più, nel mantenimento di questo obiettivo.

Il Next Generation EU è una forte iniziativa decisa dalla Comunità Europea che richiede, a fronte delle risorse rese disponibili dall’Unione, un impegno vincolante, da parte dell’Italia e degli altri Paesi interessati, all’adozione di strumenti normativi in grado di assicurare frutti diffusi e duraturi, quindi mantenibili anche dopo il periodo previsto per il completamento del Piano.

Il rispetto di questa “condizionalità” può essere ragionevolmente garantito nel lungo termine solo se lo sviluppo scientifico, e quello economico conseguente, sarà in grado di sostenere la capacità di generare nuovi settori e nuovi filoni di ricerca. Capacità che le varie componenti del Sistema Pubblico della Ricerca (SPR), in particolare gli Enti Pubblici di Ricerca (EPR), hanno ampiamente dimostrato di possedere (si pensi, a mero titolo di esempio, alle progettualità finalizzate nazionali sviluppate nel CNR, ai progetti riguardanti l’esplorazione dello spazio attuati dall’INAF, alle ricerche di base condotte dall’INFN, etc.). Tutto ciò anche in presenza di rigidità burocratiche facilmente eliminabili a costo zero.

L’ipotesi, che sembra (??) superata, di concentrare ingenti risorse su poche strutture (da costruite per di più dal nulla) produrrebbe scarse ed incerte ricadute economiche per il Paese tutto, improbabile capacità di autosostentamento di queste strutture al termine del Piano, modesta capacità di interazione con le piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura della economia nazionale.

Le Comunità Scientifiche del SPR, in particolare quelle degli EPR, hanno dimostrato, pur operando con poche risorse economiche ed umane (se confrontate con quelle degli altri Paesi “avanzati”) e in un contesto burocratico non idoneo alla ricerca, indubbie capacità di confronto, collaborazione e competizione con strutture di ricerca di tanti Paesi, decisamente più “ricchi” e più “semplici” dal punto di vista burocratico, riuscendo ad acquisire su base competitiva importanti finanziamenti per lo sviluppo di progetti che mai si sarebbero potuti realizzare con le sole risorse pubbliche ordinarie.

Queste Comunità Scientifiche, se adeguatamente supportate e responsabilizzate, sono in grado di conseguire gli obiettivi prioritari del PNRR nei prossimi cinque anni, non tralasciando le attività di ricerca strategiche nel lungo termine e determinati a livello globale, e di preparare, al contempo, una nuova generazione di scienziati cui trasferire competenze e conoscenze per il mantenimento e lo sviluppo futuro del Paese e dell’UE.

La realizzazione del PNRR richiede pertanto la contestuale generazione di un eco-sistema che consideri:

  1. l’individuazione di interventi di riordino del SPR, in particolare per gli EPR, che semplifichino la burocrazia e responsabilizzino le Comunità Scientifiche nelle scelte di governo;
  2. la definizione di un’architettura dei progetti, pensata per gli obiettivi prioritari e per quelli di sostegno strategico, da affidare su base competitiva alle Comunità Scientifiche del SPR e in grado di riassorbire, con modalità programmate, i ricercatori a tempo determinato previsti per gli obiettivi del PNRR;
  3. la condivisione di meccanismi di interazione e di trasferimento delle conoscenze e dei risultati conseguiti al Sistema delle Pubbliche Amministrazioni ed al Sistema delle Imprese.
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